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"La famiglia omicidi" ed altri film dark

Lo humour inglese

Un divertente dopocena a Medolla


di Pino Moroni


“Un lord inglese sta leggendo un libro, seduto in poltrona nella sua biblioteca. All’improvviso un camion sfonda la parete e penetra nella stanza. L’autista, ancora un po’ stordito, dice: «Scusi sir, la strada per Manchester?». Ed il lord, alzando gli occhi dal libro, «Sarebbe dovuto passare dalla cucina, non dalla biblioteca.».”
Un matematico bulgaro, naturalizzato austriaco, con un misto di parole inglesi ed italiane mi ha raccontato questa storiella sotto il portico di una casa di Medolla. Fumava una Chesterfield, dopo un’ottima cena emiliana. Tipico esempio di humour anglo-bulgaro-tedesco.

La famiglia omicidi


La famiglia omicidi (Keeping Mum, 2005) di Niall Johnson non è forse un film nella migliore tradizione dell’umorismo inglese, ma usa anch’esso per far ridere storielle quotidiane di una famiglia inglese di oggi. È costituita da un padre (Rowan Atkinson), candido parroco alquanto blasfemo che dice barzellette su Dio prese da Internet, una madre (Kristin Scott Thomas), eroticamente eccitata da un insegnante di golf (Patrick Swayze), una figlia (Tamsin Egerton) dai costumi facili facili, ed una governante (Maggie Smith) con tenebrosi segreti ed il cuore d’oro.

Così lo humour nero della Signora omicidi (Alexander Mac Kendrick, 1955), La congiura degli innocenti (Alfred Hitchcock, 1955), Invito a cena con delitto (Robert Moore, 1976) si stempera in una storiella non molto originale, ma piacevole, divertente e –soprattutto- molto ben recitata.

La famiglia omicidi


Nessun sobbalzo, nessun picco, ma tutto garbato e tranquillo, come forse è la noiosa società britannica di provincia (girato nell’Isola di Man), con accenni di riflessione minimalista.

Su tutti emerge Maggie Smith, che già trent’anni fa faceva la dama di compagnia o la zitella vecchio stile inglese nei film tratti dai romanzi di Agatha Christie e che, in qualsiasi film, illumina la scena con una recitazione da grande teatro.

Un film non cattivo, ma accattivante. Con sfumature nere.

La famiglia omicidi


Il mio partner, nel buio del portico di Medolla, mi diceva «Nel film “Il nome della rosa”, con Sean Connery, girato anche in Austria lungo il Danubio, recitava anche Helmuth Qualfinger, nella parte del monaco grosso, che muore affogato nella botte di vino. Un ubriacone mai visto, anche nella realtà.» Non capivo bene, così lui prese carta e penna e mi fece uno schizzo. E continuò «Una sera va in una keller, un’osteria, e chiede un quartino. “Bianco o rosso?” gli fa il cameriere. E lui “Non sapevo che la grappa fosse anche rossa...”. Naturalmente, è morto di troppo alcool.».
Continuavamo a parlare di cinema e umorismo. Il mio amico fumava, rideva e raccontava: «C’è un libro bulgaro in cui tutte le più importanti scoperte risultano fatte dai russi. “Chi ha inventato il french kiss?” La risposta era “Ivan il terribile”, quello del film di Ejsentein. Essendo un grande amatore, doveva aver inventato il french kiss. E, siccome con il suo sguardo micidiale penetrava le persone, aveva inventato anche i raggi X.»

Chiacchieravamo e ridevamo, nel fresco del portico. Il mio pensiero vagava fra i ricordi di cinema. L’amico mi raccontava le sue divertenti storie anglo-bulgaro-tedesche. Ridevo.
E pensavo allo humour inglese dei film classici.
E pensavo ad un sacco di nostri comici, che non sanno proprio far ridere.

La famiglia omicidi



(Domenica 30 Aprile 2006)


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