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Atmosfere cupe e crudeltà gratuite stile Hostel

Bittersweet Life

Il nuovo film di Kim Jee-woon


di Mirko Lomuscio


La vicenda narra di un diligente direttore di un lussuoso albergo, Sunwoo (Lee Byung-hun), braccio destro dell’anziano boss Kang (Kim Young-chul) che, riceve un giorno un delicato incarico: tenere sott’occhio Heesoo (Shin Mina), giovane amante del suo capo, sospettata di avere una relazione con un altro ragazzo. Scoperta la storia segreta di Heesoo, Sunwoo non sarà in grado di portare a compimento l’ordine di uccidere entrambi gli amanti, quindi Kang incaricherà i membri della sua banda di scovarlo per eliminarlo; ma l’impresa non si rivelerà tra le più facili.
Dopo i fasti artistici di Old boy, il tema della vendetta torna in un altro thriller proveniente dalla Corea, al cui timone di regia troviamo Kim Jee-woon autore, tra l’altro, dell’horror Two sisters, che sembra questa volta ispirarsi, appunto, a Chan-wook Park e Martin Scorsese (non a caso, come il Travis Bickle di Taxi driver, Sunwoo è un personaggio solitario e metodico che arriverà alla scelta di compiere una strage, con tanto di vittima a cui saltano le dita della mano).



Atmosfere cupe, malavita orientale ed eroi solitari si rivelano protagonisti di un lungometraggio in cui a spadroneggiare sono ritmi dilatati e frasi filosofeggianti, i quali precedono una seconda parte maggiormente volta all’intrattenimento, la cui estrema violenza riesce a risultare perfino nauseante per il modo in cui viene rappresentata, tanto che la preparazione alla tortura di Sunwoo, ottimamente interpretato da Lee Byung-hun, ricorda non poco il discusso, recente Hostel. Ma, se da un lato Eli Roth, regista di quest’ultimo, ha dichiarato di aver preso spunto dagli autori orientali, dall’altro non si può fare a meno di pensare al tarantiniano Kill Bill volume 2 nel momento in cui vediamo l’eroe “risorgere” dopo essere stato seppellito vivo.
Ricorrendo ad una serie di villain interessanti, tra volti sfregiati e look improbabili (il capo torturatore porta in testa un cappello da pescatore ed indossa un paio di occhiali), Kim Jee-woon racconta quindi la storia di un uomo che fa di tutto per apparire freddo ed insensibile, ma che in realtà, attraverso la vendetta, tenta il raggiungimento di un sogno chiamato vita normale, lontano dal crimine e dalla violenza, privilegiando l’amore ed i sentimenti. Un sogno consigliato a tutti coloro che adorano le storie di violenza dai lunghi silenzi e, soprattutto, che riescono a sopportare la visone del sangue e della cattiveria estrema mostrati con una essenziale gratuità.

giudizio: * *




(Venerdì 12 Maggio 2006)


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