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Al cinema?

Spielberg: “In pellicola, e sul grande schermo”

Il grande regista e produttore è molto tradizionalista


di Piero Nussio


Desa Philadelphia, intervistatrice della rivista americana Time, ha parlato del futuro del cinema con Steven Spielberg. Il grande regista –e produttore- si è dimostrato molto poco amante del “futuro digitale”, sia come mezzi per girare e montare i film che come strumento di visione casalinga.

Il creatore dello Squalo e dell’extraterrestre E.T., il regista di Schindler's List e di Salvate il soldato Ryan, il produttore di Jurassic Park, di Ritorno al futuro e di Indiana Jones è un nostalgico degli spezzoni di pellicola intorno al collo e della puzza della celluloide.

Il sessantenne Spielberg difende il grande cinema, e “la magia sociale” di vedere il film in sala, misurando le proprie reazioni con quelle del resto del pubblico. Ma è anche consapevole che, invece, il futuro che si profila è fatto di macchine da presa e montaggio digitale, smaterializzazione della pellicola e diffusione via satellite, visione per lo più casalinga da DVD...

Così, mentre il suo amico George Lucas accetta la sfida di Internet e DVD, Steven Spielberg sembra rifiutarlo decisamente. Sono, queste diverse posizioni dei due amici che hanno fatto rinascere la Hollywood degli “Studios”, l’emblema del dubbio in cui si trova oggi tutta l’industria cinematografica mondiale.
Bisogna lottare contro il “digitale”, l’home cinema e tutto il futuro elettronico, oppure rinascere sotto le nuove spoglie, produrre film per telefonini ed iPod, per un pubblico nuovo e diverso, dimenticando la pellicola e le sale cinematografiche?




Il futuro del cinema

Intervista di Desa Philadelphia a Steven Spielberg
[da Time del 14 marzo 2006]

Perchè non gira in digitale?

Sono uno troppo nostalgico per girare i miei film in digitale. Sono rimasto l’ultimo ad Hollywood a fare il montaggio su pellicola. Mi piace proprio il montaggio su pellicola.
I più grandi film della nostra storia sono stati montati su pellicola, ed io tenacemente ci sono attaccato.
È che mi piace proprio di andare in sala moviola, sentire l’odore della fotochimica, e vedere il mio direttore del montaggio con gli spezzoni di pellicola intorno al collo. È una questione di scelta.
E mi sembra di rimanere un artigiano che produce con la “lavorazione a mano”.

E perchè invece dovrà farlo?

È triste, ma è un tramite di cui ci si dovrà servire inevitabilmente. E penso che la cosa sia proprio appena girato l’angolo. E di certo la Dreamworks si rende conto delle decine di milioni di dollari che si risparmiano nel non stampare cinque, sei, o settemila copie in pellicola 35mm –solo per parlare del mercato USA- di un film di grossa produzione.
Fra non molto, quando il digitale sarà la regola, i film magari verranno trasmessi via satellite da un qualche deposito di produzione e da lì inviati a migliaia di sale cinematografiche, che risparmieranno milioni di dollari, se si pensa a tutte le case che distribuiscono film ed ai loro costi di laboratorio.
L’industria ci punta non come una strada per migliorare la qualità, per quanto ci sarà anche questo, ma come un mezzo per risparmiare sui costi.
Io posso anche essere l’ultimo ad accettarlo, in veste di regista, ma non posso essere l’ultimo ad accettarlo in veste di produttore.

La nuova tecnologia dividerà gli spettatori?

La sola cosa che interessi gli spettatori è la storia raccontata, i contenuti, e poi “campane e fischietti”, tutto il rumore che si fa su un film di successo anche prima che sia effettivamente un successo.
E quindi il pubblico non sarà attirato dalla tecnologia, sarà attirato dalla storia che si racconta.
E mi auguro che sia sempre così.


Come reagirà Hollywood alla nuova tecnologia?

Hollywood a suo tempo ha dato una risposta alla TV, e fu il Cinemascope.
Ovviamente, non è che abbia fermato quel bestione che è la televisione, ma Hollywood ha sempre avuto una risposta per le esperienze del piccolo schermo, e adesso sempre più registi stanno convertendo i loro film al metodo 3D Imax, e la sale Imax sono quelle che ci fanno uscire di casa.
La buona notizia sul cinema di oggi è che le case di produzione finanziano dei settori classici più indipendenti, e questo consente che si facciano film che solo cinque anni fa non si sarebbero potuti fare.
Credete che sarebbe stato possibile fare Brokeback Mountain dieci anni fa?.
Credete che Capote si sarebbe fatto notare cinque anni fa?
Io credo che le case cinematografiche stiano permettendo alle loro strutture di produzione classiche di accollarsi dei progetti veramente a rischio.
Utilizzare dei nuovi registi e dare delle opportunità a gente nuova, a nuovi sceneggiatori. E credo che sia veramente una potente rivoluzione.

Come vedremo i film nel futuro?

Credo che alla fine arriveremo ad un punto in cui il pubblico vorrà fare una scelta: andare al cinema e lasciare che il film gli scorra sopra, e poi uscirsene sentendo che un regista di cui hanno fiducia gli ha raccontato una storia veramente buona e che è stata un’esperienza piena di soddisfazione.
Ma il futuro è anche andare in un cinema che permette al pubblico di essere membri attivi nel processo di costruzione della storia. Penso che il pubblico che si accalca sui videogiochi, che è un’esperienza interattiva, vorrà interagire con i film mentre si stanno svolgendo.
E ci sarà spazio per ambedue le situazioni. Ci saranno delle storie che faranno decidere il finale al pubblico.
E in un qualche giorno di un futuro non troppo distante potremo andare al cinema ed il film sarà tutto intorno a noi. Il film starà sopra la testa, ci starà intorno per 360 gradi, ed un pezzetto anche di sotto, ed il sedile avrà dei meccanismi per farlo ruotare, piegarsi all’indietro e portarsi in avanti, avere il controllo completo della poltrona per poter affiancare tutta la parte immaginativa che ci porterà in un viaggio da far scoppiare la testa.
E mi immagino questo genere di esperienze senza che comunque si perda il racconto.

La finestra fra la prima del film in sala e la sua pubblicazione in DVD diviene sempre più stretta?

Sono un po’ triste, perchè quando ho cominciato a fare i film, quando ho fatto I predatori dell’arca perduta, siamo rimasti in sala per un anno.
Adesso, se fai un grande successo, rimani in sala per tre mesi.
Credo che ci sia un tale appetito per le varie forme di intrattenimento, che non possiamo fare conto su un grosso pubblico cinematografico che non sia distratto dall’ascoltare l’iPod, dall’usare i videogiochi interattivi, dal guardare la televisione, dall’ascoltare i concerti, o anche solo dall’andarsene a chiacchierare al ristorante.
La gente non ha voglia di aspettare tutto il tempo fra quando esce un film e quando arriva da Blockbuster, e Hollywood vuole dare ascolto a questa impazienza.
Anche se io voglio rimarcare che non sono d’accordo che il DVD esca insieme al film nelle sale, perchè sono convinto che i sistemi di home cinema casalinghi sono proprio inferiori a quelli delle sale cinematografiche.
E poi c’è la magia sociale di uscire per andare al cinema, di vedere il film insieme a un sacco di gente sconosciuta, e l’esperienza condivisa.
Io non credo che niente possa sostituire il fatto di uscir per vedere un film, che non ci sia niente che gli assomigli.



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(Venerdì 26 Maggio 2006)


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