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Una commedia agro-dolce

Un po' per caso, un po' per desiderio

Definito dalla regista: "Un film di quartiere"


di Francesco Lomuscio


“Una decina di personaggi ruotano intorno ad Avenue Montaigne… potremmo dire che "Un po’ per caso, un po’ per desiderio" è un ‘film di quartiere’. Una sera, sul marciapiede di Avenue Montaigne, ho osservato la folla di gente che si ammassava venendo da tutti quei luoghi allo stesso momento: dalla Comédie di Champs – Elysées, dalla sala concerti, dalla casa d’aste, dagli alberghi di lusso e dalle boutiques. In quel piccolo perimetro c’era un viavai incredibile. Ci sono tornata più volte. La gente va e viene, dei mondi molto diversi si incrociano. Ci sono artisti, macchinisti, amatori e commercianti d’arte, una moltitudine di persone che normalmente non si incontrano. Sullo stesso marciapiede si consegnano i costumi, le scenografie, gli strumenti musicali, gli oggetti d’arte ma anche le verdure e il pesce per il ristorante situato in cima al teatro o per l’adiacente albergo Plaza Athénée”.

Così la regista Danièle Thompson, il cui curriculum dietro la macchina da presa comprende Pranzo di Natale (1999) e Jet lag (2002), parla della sua ultima fatica, Un po’ per caso, un po’ per desiderio, sceneggiata con la collaborazione dello stesso Christopher Thompson che nel film veste i panni di Frédéric Grumberg, il quale nutre una rabbia cieca nei confronti del padre Jacques, interpretato dal Claude Brasseur de Il tempo delle mele (1980), facoltoso collezionista d’arte alla ricerca della vera fortuna.


E sono soltanto due delle prestigiose personalità che si susseguono, appunto, nel lussuoso quartiere dell’Avenue Montaigne a Parigi, accanto alla celeberrima quanto insoddisfatta attrice Catherine, cui concede anima e corpo Valérie Lemercier, ed all’acclamatissimo e confuso pianista Jean – François, con il volto di Albert Dupontel, gestito dall’impeccabile moglie – manager Valentine, interpretata dalla nostra Laura Morante. Tutti accomunati dalla conoscenza casuale della giovane cameriera di provincia Jessica, con le fattezze della Cécile De France recentemente vista anche nello splatter Alta tensione (2003), nei tre giorni che precedono il 17 sera, data in cui Jean – François regalerà al suo pubblico il concerto più importante della sua vita ed a sua moglie la parte più vera di sé, mentre Catherine porterà in scena il suo più grande desiderio e Jacques liquiderà in un’asta il suo intero patrimonio per poter giungere all’essenziale.
Il tutto, per una commedia dolce – amara in vecchio stile interamente costruita sui diversi personaggi, le cui note positive sono riscontrabili in particolar modo nell’ottima prova del cast e in una certa ironia sprigionata dai dialoghi, oltre che in deliziose sequenze come quella in cui Jessica, seduta all’interno di in un locale, ascolta la conversazione tra Frédéric ed un'altra donna.
Peccato che, a lungo andare, l’insieme rischi di apparire eccessivamente logorroico, ulteriormente penalizzato da una piatta regia che, pur riscattandosi in parte nell’epilogo - che comunica come nella vita bisogna rischiare-, vi farà probabilmente rimpiangere, una volta giunti ai titoli di coda, di aver visto il film per desiderio e non per caso.

giudizio: *


Fauteuils d'orchestre, 2006
Un po' di nostalgia, un po' di malinconia
Un po' per caso un po' per desiderio
Momenti di intimismo, pervaso di malinconia, ormai scomparso nel cinema attuale. Una operazione nostalgia.



(Venerdì 16 Giugno 2006)


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