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Il Festival di Taormina è ripartito nel segno del thriller

The sentinel

Dopo tre anni Micheal Douglas ritorna nei panni di “guardia del corpo”


di Roberto Leggio


Venticinque anni fa Pete Garrison (Micheal Douglas) si è buscato una pallottola al posto di Ronald Reagan. Da allora è diventato un mito, una leggenda decana tra gli agenti segreti a protezione del presidente.
Adesso, un po’ attempato, ha una relazione con l’attuale First Lady (per forza è Kim Basinger) ed è sospettato di essere un traditore che vuole attentare alla vita del presidente durante una importante incontro internazionale. Creduto colpevole da tutti e braccato da un collega tanto astuto quanto risoluto, Garrison si troverà da solo a districare il bandolo della matassa, non prima di aver riallacciato alleanze dopo una rivelazione “impossibile”.
Il tema della “guardia del corpo” del presidente degli Stati Uniti non è nuovo. Soprattutto dopo un film robusto (ed infinitivamente più adrenalinico) come Nel Centro del Mirino, diretto anni fa da Wolfgang Petersen ed interpretato da Clint Eastwood, che pure allora si beccava una pallottola destinata a John Kennedy. Ma al contrario del killer solitario di quella pellicola, qui abbiamo degli ex-agenti del KGB risoluti ad uccidere il presidente in carica per una non ben chiara motivazione. Infatti per tutto lo svolgersi della vicenda, oltre alle mille risorse che Garrison trova per salvarsi la vita ed arrivare al finale senza macchia, le vere motivazioni del gesto criminale non vengono mai esplicitamente espresse. Forse perché al regista Clark Johnson, per miopia o per semplice mancanza narrativa, gli basta giocare con i soliti russi che nella parte dei cattivi fanno sempre presa sul pubblico americano. A dire il vero, però, andando a scavare più affondo e dare alla storia uno spunto di attualità, l’uccisione dell’uomo più potente del mondo mentre ritratta il protocollo di Kyoto in un futuribile G8 a Toronto, è di per sé una buona motivazione politica e sociale che tanto fa (a parole) impressionare l’attuale governo russo. Ma qui ci stiamo arrampicando sugli specchi per dare a questo thriller, dall’impianto abbastanza convenzionale, una coerenza che si vorrebbe esulare dallo scenario politico internazionale.

Giudizio *



(Giovedì 22 Giugno 2006)


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