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Il festival discute di "Cinema e Terrorismo"

TaorminaFilmFest

Dopo la visione el film United 93


di Roberto Leggio




Taormina. "Fare un film è sempre meglio che fare una guerra!” Con queste parole Mario Capanna ha sancito il suo giudizio durante l’incontro-dibattito - Cinema e terrorismo organizzato dal TaorminaFilmFest dopo la visione di United 93, al quale hanno partecipato, oltre a questa personalità politica, due attori del film, la produttrice esecutiva (Kate Solomon), il direttore generale della UIP (Richard Borg) e un docente di antropologia culturale (Mario Bolognari) . La pellicola, che sarà distribuita nelle sale italiane il 6 luglio, parla dell’unico aereo che, grazie all’intraprendenza dei passeggeri, non raggiunse l’obiettivo (il Campidoglio a Washington) in quel fatidico 11 Settembre 2001: data crocevia di un presente di guerra (sbagliata in Iraq) e di un inasprimento del terrorismo internazionale (le bombe di Madrid, Londra, Sharm el Sheik, Jakarta, etc). Capanna, uomo di anima e cuore di sinistra, è molto lucido nel sottolineare che alla fin fine, nonostante i nobili propositi del regista Paul Greengrass, il film rischia di dare una visione “altamente ideologica ed autoreferenziale per noi occidentali, erroneamente unici depositari della democrazia”. Perché il nemico, per noi bianchi, è da sempre il diverso. “Anche con gli indiani è stato così”, continua Capanna facendo un parallelismo non tanto azzardato con i terroristi arabi di oggi; “Noi siamo gli alfieri della democrazia e viviamo nella beata rimozione della nostra storia. Piangiamo per le 3000 vittime delle torri gemelle ma non per i 24.000 esseri umani che muoiono (uno ogni otto secondi) per la fame nel mondo”. La chiosa è naturalmente una critica nei confronti degli Stati Uniti che spendono in armamenti la somma di tutte le nazioni mondiali. Ma tiene anche a precisare che “Questo film tratta bene il tema ma ignora un punto fondamentale: le ragioni della disperazione che creano i kamikaze. Pensate ad un palestinese nato durante la guerra dei sei giorni. Da allora ha sempre vissuto nella paura, nel vedere la sua terra espropriata e i suoi diritti puntualmente calpestati. Noi viviamo in un mondo di fiction e non ci rendiamo conto che tre quarti della popolazione mondiale vive nella disperazione.”
“Il punto di vista di Capanna” ha detto Mario Bolognari, “aprirebbe altri temi al dibattito. Dobbiamo tenere presente però che il film United 93 cerca di trattare le ragioni sociali e religiose che hanno portato l’11 Settembre ad essere una data epocale”.
Ed infatti la questione religiosa è il punto fondamentale per poter ragionare su quella giornata particolare. Islam e Cattolicesimo (in tutte le sue forme) sono il nodo gordiano da districare e che grava sulle nostre teste come un macigno. Due modi pensare e concepire la vita da sempre in contrasto tra loro. Ma che hanno un indissolubile punto in comune. C’è infatti una scena verso il finale tragico del film, nel quale i dirottatori islamici pregano Allah per la riuscita dell’atto criminale, mentre i dirottati pregano Dio che salvi loro la vita. Ognuno cerca un appiglio supremo mentre il destino di tutti si compiva nei cieli in quel luminoso mattino. “E’ una sequenza forte” ha aggiunto Capanna “Quando si scomoda Dio per le vicende umane è uno sfacelo. Alla fine la recitazione del Padre Nostro accomuna l’Islam e cristianesimo, apoteosi religiosa della vicenda.”
Soddisfazione anche da parte di Richard Borg, che si è dimostrato molto contento delle reazioni che il film ha scatenato. “Questo era il vero scopo di Paul Greengrass una volta terminate le riprese. Il film non deve dare soluzioni ma creare dibattiti.” E a chi gli chiede qualcosa del nuovo film di Oliver Stone (anch’esso distribuito dalla UIP), sui pompieri morti nell’incendio delle Torri Gemelle, Borg, distributore coraggioso che ha deciso di lanciare questa scomoda pellicola, risponde che “Stone prende spunto dal crollo delle Torri per raccontare le vicende dei soccorritori e ha un messaggio meno politico di quello di Greengrass.”
Dello stesso parere è anche Kate Solomon. “Anch’io credo che questo film sia in grado di scuotere le coscienze. L’ambizione di Greengrass era di prendere le distanze. Lui crede che se si parte da un racconto preciso si può creare un discorso più di ampio respiro. In questo senso il fatto di essere britannici ci ha aiutato molto."



Una scena del film "United 93"



(Sabato 24 Giugno 2006)


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