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Il riscatto morale di una vita di morte

Shadowboxer

Fra gli interpreti la raffinata Helen Mirren


di Roberto Leggio


Il senso dei contrasti. Morte/vita, bianco/nero, buono/cattivo, e così via. Frullati assieme danno vita ad un thriller noir, dove gli opposti si attraggono e si respingono in una fiaba di riscatto e morte, dove le pallottole hanno più peso delle parole. Una coppia di killer, matrigna e figlioccio (lei bianca e lui nero), ma amanti nella vita, si ritrovano a prendersi cura della loro vittima designata che ha rotto le acque e ha partorito davanti ai loro occhi un bellissimo bambino. La ragazza è la giovane moglie fedifraga di un crudele boss che ha assoldato i due per ucciderla. Quindi le cose sono più difficili di quanto non si creda. Senza contare che la matrigna killer, malata terminale di cancro, si ritrova a pensare a Dio cercando di riscattarsi moralmente con questa buona azione. Così la nuova famigliola si rifugia in un posto nuovo, dove si cerca a tutti i costi di lasciare fuori dalla porta di casa la violenza ed il dolore. Ma nonostante l’avanzare degli anni, il passato non fa sconti. E l’infanzia verrà nuovamente sepolta dalla polvere da sparo.



Strano e controverso, Shadowboxer, sembra essere un esperimento dove tutte le tematiche del thriller vengono ribaltate. A cominciare dal titolo che riprende gli allenamenti al buio del prestante killer di colore, passando per le tenerezze contraltare dei momenti cruenti, fino al finale tragico nel quale la reiterazione non trova quella tanto agognata salvazione. Certo è ardito dire che il film di Lee Daniels, nero democratico con un passato da produttore indipendente di qualità (Monster’s Ball premiato con l’Oscar e The Woodsman), sia un impossibile tentativo di genere. Perché nonostante la confezione elegante di luci ed ombre, il continuo rimescolio di vita e morte, il film seppur inusuale, ricalca velatamente i cliché classici del thriller decadente. Bisogna dire però che la cupa disperazione che pervade la vicenda riesce a far prevalere quella pietà che si vorrebbe per le anime perdute. Merito di una recitazione anche troppo pacata, quasi crepuscolare, ma energica ed essenziale quasi come la vita stessa.



Giudizio **



(Mercoledì 26 Luglio 2006)


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