.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Sceneggiatura senza nei e ottima prova degli attori

Slevin - Patto criminale

Il nuovo film di Paul McGuigan


di Francesco Lomuscio


Portatrice di una più o meno latente metafora di carattere bellico, l’idea di Slevin – Patto criminale, ultima fatica di Paul McGuigan regista, tra l’altro del drammatico The acid house (1998) e di Gangster n° 1 (2000), risale al lontano 1997 e porta la firma dello sceneggiatore Jason Smilovic.
Con il tempo quella che in origine era la storia di un ragazzo incredibilmente sfortunato, si è evoluta fino ad approdare alla vicenda del giovane che dà il titolo all’opera (con il volto di Josh Hartnett), il quale viene coinvolto, a causa di uno scambio d’identità, nella guerra ordita da due capi criminali newyorkesi, acerrimi nemici: il Rabbino (Ben Kingsley) ed il Boss (Morgan Freeman).
Il protagonista si muove tra continue fughe e spargimenti di sangue, mentre viene sorvegliato dal detective Brikowski (Stanley Tucci) e dallo scellerato assassino Goodkat (Bruce Willis).



E proprio quest’ultimo, personaggio senza scrupoli che arriva quando le cose si mettono male, rientra immediatamente tra le note positive del lungometraggio, caratterizzato da una struttura narrativa tutt’altro che classica ed il cui look, infarcito di massicce dosi di violenza ed ironia, ricorda non poco quello dei fumetti pulp. Non a caso, al di là della presenza del veterano Robert Forster, tornato in auge grazie a Jackie Brown (1997), è avvertibile nei dialoghi una certa influenza post – Tarantino, soprattutto dal momento in cui vengono tirate in ballo verbalmente citazioni cinefile relative alla serie dell’agente segreto James Bond 007.
A conti fatti, tra “mosse Kansas City” ed azzeccati personaggi di contorno, l’unico neo è individuabile in una certa perdita di ritmo che caratterizza la parte centrale del complesso intrigo, comunque al di sopra della media, il quale trova i suoi veri punti di forza nei primi, esplosivi venti minuti e nel sorprendente colpo di scena finale. E ciò è probabilmente dovuto alla provenienza televisiva di Smilovic, qui per la prima volta alle prese con un copione destinato al grande schermo, il quale riesce in ogni caso a valorizzare il notevole e più che celebrato cast.

giudizio: * *



(Venerdì 25 Agosto 2006)


Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro