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Fauteuils d'orchestre, 2006

Un po' di nostalgia, un po' di malinconia

Un po' per caso un po' per desiderio


di Pino Moroni


C’è il piacere di un film un po’ retro, che si può provare ormai solo con qualche film francese, meglio se parigino. È come se si facesse un tuffo nella "bella epoque”, che per il cinema significa Renè Clair, Marcel Carnè, Jean Renoir, o ancora la nouvelle vague.
Con quelle atmosfere di quartiere (“arrondissement”) in cui si intrecciano storie semplici, umane e culturali allo stesso tempo: "Un po’ per caso, un po’ per desiderio" segue tre giorni del quartiere borghese dell'avenue Montaigne, tra un auditorium, un teatro, una sala d'aste ed un Hotel esclusivo.
Tutto fa capo al Bar dei teatri, dove Jessica, una giovane cameriera che viene dalla provincia, scopre le inquietudini di quel microcosmo con la sua ingenuità e curiosità.
La regista Danièle Thompson ha la mano molto leggera nell'intrecciare e poi nel dipanare tutte le storie e le interrelazioni tra vite che cercano svolte esistenziali. Ma tutto poi si ricompone, guidato dal caso o dagli schemi sociali con il desiderio che rimane solo tale.

Cècile de France, con una faccetta accattivante ed espressiva è Jessica, una perfetta hostess che ci accompagna a scoprire i tormenti di un musicista, Albert Dupontel, che cerca la libertà dai paludamenti e dalle scadenze di contratto che ancora opprimono i concerti di musica classica. Laura Morante è una perfetta ma ripetitiva moglie-manager acchiappasoldi.

Cècile de France


La più brava è indubbiamente Valérie Lemercier, che interpreta il ruolo di un’attrice famosa come interprete di soap-opera, impegnata a teatro nella preparazione di una commedia di Feydeau, ma desiderosa di interpretare Simone de Beauvoir nel film del regista Brian Sobiski interpretato dal grande regista americano Sidney Pollack.

I momenti più intensi sono quelli in cui gli interpreti si trovano insieme, in riflessione, nella casa d'arte di Jacques Grumberg (un perfetto Claude Brasseur) che, ormai alla fine della sua vita, vuol vendere all'asta le opere d'arte accumulate.

C'è in questi momenti un intimismo, pervaso di malinconia, ormai scomparso nel cinema attuale. Una operazione nostalgia, resuscitata dalla regista Danièle Thompson, ancora più evidente nelle stanze della custode del teatro Claudie (Dani), che sta andando in pensione, con la musica e le canzoni di Gilbert Becaud e Sacha Distel, raccolte di fiori finti e ricordi di vecchie commedie.

Laura Morante

Il film è un po’ il giocoso Feydeau ed un po’ l'impegnato Pollack, un po’ francese demodè, un po’ trionfalismo americano.
Ma quello che lo caratterizza di più sono le presenze della Torre Eiffel, ripresa in tutte le ore e condizioni atmosferiche e la voce narrante e presenza artistica della nonna di Jessica, Suzanne Flon (pluripremiata attrice della Comèdie Francaise, morta l'anno scorso ), che ispira l'intera filosofia della trama: «se non puoi essere ricco - dice - mettiti almeno a lavorare in un ambiente ricco».
Anche se la parola “ricco” va dilatata non solo al significato di ricchezza economica, ma anche culturale ed interpersonale.

È questo che distingue ancora il cinema francese da quello italiano, il quale ultimamente, in sintonia con la televisione, ha deciso invece di privilegiare le storie più superficiali e volgari (qualcuno già la chiama “la prevalenza del burino”).
E non significa certo fare neorealismo o lotta di classe. Anzi significa appiattire tutto al basso e se qualcuno chiede "ma a chi conviene?", qualcuno risponde che in fondo "è il massimo della democrazia".

Sidney Pollack e Danièle Thompson


Una commedia agro-dolce
Un po' per caso, un po' per desiderio
Definito dalla regista: "Un film di quartiere"
Nel cast anche Laura Morante



(Venerdì 1 Settembre 2006)


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