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Eccellente noir con poca azione

Miami Vice

Una Miami cupa ed irriconoscibile


di Roberto Leggio


Poco più di vent’anni fa, due poliziotti, uno bianco ed uno nero, molto alla moda, ridisegnarono le tematiche del poliziesco. Miami Vice, fu una storica serie di culto grazie alla molta azione, molta musica, molta realtà e diciamo anche molto glamour. Soprattutto se pensiamo che la serie (almeno in America), cambiò il modo di vestire gli uomini degli anni ’80. Il telefilm fu anche il primo a sfruttare le tecniche solitamente usate nel cinema, come la fotografia, le luci, il montaggio e come dicevamo la musica, che per la prima volta veniva pescata direttamente da MTV. L’inventore era un giovane Michael Mann, (che ufficialmente era solo produttore esecutivo), che proprio con questo lavoro, dimostrò di essere un innovativo creatore di dure storie di cinema. Quindi non è così strano se, dopo tanti film di successo, lo stesso “inventore”, abbia ripreso la sua creatura per farla transitare al cinema. E lo fa in una maniera eccellente, dove i tempi sono cambiati, il glamour latita mentre il crimine e la polizia sembrano essere le facce di una stessa medaglia. Il tema dei poliziotti sotto copertura, resta però resta la stessa.


Ed è proprio questo lo spunto dal quale nasce la vicenda dei redivivi Sonny Crockett e Ricardo Tubbs, che devono vedersela con un traffico di droga interconnessa con un’impresa criminale multinazionale, alle cui presidenza siede una bellissima donna d’affari di origini cubano/cinesi. La questione non è per nulla facile, anche perché le implicazioni psicologiche del lavoro sotto copertura (e soprattutto della sua natura corruttrice e straniante), potrebbe far perdere il senso della missione e della propria identità. Tutto è ambiguo in questa opera Neo Noir, senza tanta azione (ma quando c’è da sparare è battaglia campale) e tanta introspezione psicologica. A cominciare dai protagonisti (che siano buoni o cattivi non importa), per proseguire dall’irriconoscibile città di Miami, luminosissima di giorno e cupissima di notte. Senza contare il finale dove l’amaro si confonde con il dolce, in un ottimo montaggio incrociato. Se c’è qualcosa che funziona sempre nei film di Mann, è quella soglia di perfezione che sfiora l’inimitabile. Perché la sua idea di cinema è quella di un coinvolgimento totale tra corpo, anima e sangue, occhio e viscere. Miami Vice, forse è uno dei suoi migliori film di sempre, per aver saputo riscrivere il genere, in uno stile fiammeggiante ed iperreale, da sembrare quasi profetico.

giudizio: * * *



A Roma grande festa al locale rHome per il film della UIP
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Orari differiti per gli inviti



(Venerdì 6 Ottobre 2006)


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