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Deludente il film buonista di Oliver Stone

World Trade Center

La seconda pellicola sulla tragedia delle torri gemelle


di Francesco De Belvis


L’atteso, nuovo film di Oliver Stone - il primo ufficiale (dopo il bello, seppur discutibile “United 93”) sull’attacco dell’11 settembre 2001 non è quello che ci aspetteremmo. Dopo i primi fulgidi, lancinanti 20 minuti in cui, purtroppo, accade quello che sappiamo (ma non aspettatevi un film “catastrofico”: cadranno pure le Twin Towers, ma è quasi tutto fuori campo), i parenti di due dei tanti poliziotti dispersi mandati a salvare gli intrappolati si abbracciano, sperano e, infine, piangono la loro morte, sino all'incredibile notizia del loro salvataggio. Ma i due malcapitati, nel frattempo, sommersi da metri di acciaio e cemento, hanno anche incredibilmente discusso per ore della vita e della morte, della famiglia e di “Starski & Hutch”, hanno intravisto "nella luce" addirittura Cristo che porge loro una bottiglia d'acqua e sono rimasti vivi perché la speranza è sempre l’ultima a morire, la fortuna premia sempre gli audaci e l’unione fa la forza…



Possibile sia tutto qua il messaggio che vuole lanciarci Stone con un film basato su una tragedia mondiale come questa? Lasciate da parte ideologie, simbolismi, dietrologie: WTC è solo un lungo film-memoria ai quasi 3000 morti di quel giorno infausto e ai suoi 20 sopravvissuti, un po’ come un instant-movie televisivo di cui sembra possedere tutti i cliché più ovvi. A tratti, da qualche guizzo, da quei ralenti su una Manhattan fredda e caotica prima che diventi deserta e spettrale, quasi "marziana", da quel fuggevole concentrarsi sulle facce sporche di sangue, addolorate, stanche, tutte uguali, capisci che dietro la macchina da presa c'è qualcuno di abile, ma Stone non sembra possedere, stavolta, quella magniloquenza, quella veemenza e quella passione che lo ha spesso animato. Qui il tutto si tinge di retorica moraleggiante, con dialoghi sul filo del ridicolo e ricordi “flou” virati in sogno, tanto da apparire non come un blockbuster, ma come un docu-dramma sulla bontà umana, intriso di troppi buoni sentimenti e dal patriottismo un po’ spicciolo. La scena del marine in congedo che, come un invasato, comincia a scavare da solo con le mani tra cumuli di macerie e detriti è forse emblematica di un film forse sincero e sentito, ma troppo bolso per essere credibile. Il che è ancora più grave per una pellicola che, da una parte, vorrebbe raccontare un disastro storico con l’idea - sulla carta intrigante - di ignorare quasi completamente il lato politico e sociale della vicenda attraverso le vere storie di ordinario coraggio di due sopravvissuti, ma, dall'altra, lo fa cercando l'immedesimazione e il pietismo del pubblico col lato più melenso. Una autentica delusione.

giudizio: * *



(Venerdì 13 Ottobre 2006)


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