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Il regista che vuole parlare di sesso

John Cameron Mitchell

Con Shortbus il film che ha scandalizzato Cannes


di Oriana Maerini


Roma. Biondo, minuto e molto pacato. A vederlo così non si direbbe che John Cameron Mitchell sia un regista da forti emozioni eppure con i suoi film riesce a scandalizzare. Il regista è venuto nella capitale per promuovere Shortbus la sua ultima fatica che, presentata a Cannes, non è passata inosservata grazie ai contenuti sessuali dalla tinte molto forti. Figlio di un generale e cresciuto nelle basi militari non ha mai fatto mistero della sua omosessualità e della sua attrazione per il sesso. Mitchel inizia scrivendo copioni per il teatro off di Broadway e nel 2001 si fa notare con il film Hedwig la diva con qualcosa in più, lungometraggio da lui scritto, diretto e interpretato, tratto dal suo musical di successo. Premiato al Sundance, Grand Prix du Jury a Cannes. Dopo aver prodotto Tarnation nel 2004 e dopo aver girato una serie di videoclip per Bright Eyes o Scissor Sisters, John Cameron Mitchell torna sul grande schermo dopo quasi sei anni con una commedia esplosiva sui pruriti sessuali dei newyorkesi che sarà sui nostri schermi dal prossimo venerdì.

Può spiegare la genesi del film?
Shortbus è nato come un esercizio di stile. Volevo fare un film sul sesso perchè mi sono reso conto che tutte le pellicole che analizzano oggi la sessualità sono piatte e prive di senso dell’umorismo. Il concetto di sesso sembra legato a quello di negatività. Questo lo capisco perchè sono cresciuto in un ambiente cattolico/militare dove il sesso era la cosa più spaventosa in assoluto e, proprio per questo, molto affascinante. Quindi ho pensato di fare una commedia in pure stile newyorkese che parlasse di sesso con franchezza, che fosse provocatoria e, possibilmente, divertente.
Ritenevo che gli attori devessero integrare la sceneggiatura e quindi ho costruito prima il cast e poi, insieme, abbiamo scritto il film.

Quali sono i film ai quali si è ispirato?
Devo citare innanzitutto il film autobiografico di Frank Ripploh Taxi zum Klo che ho apprezzato per il tono malinconico che si percepisce dietro a quello della commedia e per il modo in cui tratta il sesso. Poi mi sono ispirato a Un chant d’amour di Jean Genet, che è l’antesignano di tutti i film interessanti sul sesso. Per quanto riguarda il tono e lo stile, direi che i film che mi hanno influenzato di più per Shortbus sono stati Minnie e Moskovitz di Cassavetes, Le notti di Cabiria di Fellini, Il rompicuori di Elaine May ed anche il cinema di Pasolini.

E' stato facile trovare i finanziamenti per Shortbus?
Si, se avessi fatto spogliare Brad Pitt! (ride) Oggi, se non si hanno le star a disposizione, è diffcilissimo trovare i soldi per girare un film. Non avevamo neppure i soldi per mettere degli annunci e abbiamo pubblicizzato le audizioni su diversi giornali alternativi invitando chiunque - attori esperti e non – a visitare il nostro sito, a leggere quello che stavamo cercando di fare e spedirci delle cassette. Volevo che dalle audizioni uscisse qualcosa di profondo, volevo che gli attori creassero insieme a noi e che man mano si costruisse fra di noi un rapporto di fiducia. Così ho fatto una festa Shortbus per i 40 attori che avevamo selezionato per le audizioni. Poi, dopo aver raccolto un po' di soldi dagli amici per pagare gli attori, sono riuscito a fare il primo workshop un loft nel Lower East Side.

Una scena di Shortbus


Il personaggio di James è un regista. C’è qualcosa di autobiografico?

Come tutti i registi anch'io ho dovuto affrontare i miei demoni riguardo al sesso ma il personaggio non ha nulla di autobiografico. Piuttosto mi sono ispirato a Jonathan Caouette, il regista di Tarnation.

Perchè ha deciso di inserire nel film dei momenti di animazione?
Pre motivi di budget. Dovevo mostrare il blackout che colpisse tutta la città e non avevo i soldi per realizzarne uno vero così ho chiamato John Bair, un ragazzo che ha scannerizzato molti dei suoi quadri e li ha usati per le superfici tridimensionali.

A New York esistono davvero locali come lo Shortbus?
Dopo l'11 settembre la vita notturna della città si è molto ridimensionata ma io mi sono ispirato a un incontro settimanale che si chiamava “Cinesalon” e si faceva a casa di un mio amico – Stephen Kent Jusick che ha anche recitato nel film. Ma la prossima settimana aprirà un locale che ha preso spunto dal film e si chiamerà Unisex salon

Perchè questo titolo
“Shortbus” si riferisce al tradizionale scuolabus giallo americano. I bambini “normali” vanno a scuola sullo scuolabus lungo. Invece i bambini con “esigenze speciali” – i disabili, quelli che soffrono di disturbi emotivi e quelli meno dotati – prendono lo scuolabus corto (short bus), perché non sono così numerosi. Per me, lo Shortbus rappresenta il meglio di New York!

Come ha reagito New York a questo film?
Direi bene. La pellicola è uscita un mese fa in America e non ha suscitato grandi scandali. Credo che i conservatori negli States si siamo fatti furbi: hanno capito che se parlano molto male di un film e lo demonizzano la gente poi si incuriosisce e lo va a vedere.



(Lunedì 20 Novembre 2006)


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