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Quando il tempo “vissuto” è insensato

Déjà Vu

Fantathriller senza carisma


di Roberto Leggio


Assodato che il tempo è incontrovertibile, tornare al passato per rimediare il futuro è di per sé una assurdità. Anche Einstein si era scontrato con la sua stessa teoria, perché il tempo si espande in maniera lineare e non è quindi possibile ripiegare la stessa linea su stessa. Se ciò fosse possibile potremmo scorrazzare su e giù per il tempo con il rischio (di volta in volta) di alterare gli eventi creando enormi paradossi temporali che implicano diversi “presenti” e diversi “futuri”. Teorie che hanno fatto da ossatura a buone (se non addirittura ottime) storie di fantascienza. In Déjà Vù, nuovo film di Tony Scott, queste regole non solo non vengono rispettate, ma servono solamente per raggiungere l’happy end sentimentale in una storia di “convenzionale” terrorismo “nazionale”.
Il già vissuto del titolo, ha quindi il solo scopo di ottenere un climax implicito in una vicenda thriller spettacolare e spiazzante. Che comincia con un incipit di grande impatto: il ritrovamento del cadavere di una ragazza sulla riva del Mississippi dopo un attentato terroristico di immani proporzioni. Fin qui nulla di particolare, tranne per il fatto che la ragazza è deceduta due ore prima del disastro. Va da sé che il poliziotto di turno (Danzel Washington, ormai sempre più esperto in crimini e misfatti) cerchi di collegare le due cose complementandosi con un fantasioso progetto dell’FBI, capace di riavvolgere il passato attraverso immagini satellitari. Ed è anche “forzatamente” naturale che una volta entrato nella vita privata della ragazza morta, il nostro non solo se ne innamori perdutamente, ma una volta catturato l’assassino decida di andare lui stesso a spasso nel passato per cambiare il corso del tempo.



Non ci vuole una laurea in matematica quantistica per capire che la trama è a dir poco assurda e sconclusionata. Tutto è normale è comprensibile finché si resta nei territori del thriller, ma quando la vicenda vira nella fantascienza allora qualcosa non quadra. Il buco nero dell’ossatura della vicenda diretta da Tony Scott è quello di aver cercato di amalgamare (senza riuscirci) un convenzionale thriller con i viaggi nel tempo. Infatti il regista non ha tenuto conto che dopo Matrix, Ritorno al Futuro, La Macchina del Tempo e altre centinaia di pellicole sull’argomento, siamo diventati tutti esperti in materia spazio-temporale da non farci prendere in castagna. E mai possibile che non abbia calcolato che il presente è sempre il passato di qualcosa? Ma oltre l’insensatezza della trama, che dire della puerile motivazione del terrorista e del parrallismo “virtuale” della tragedia dell’uragano Kathrina a New Orleans, al quale il film è dedicato? Che forse nelle intenzioni di Scott ci fosse la volontà di risalire alle radici del disastro naturale, e ridare speranza a chi ha tanto sofferto? Magari è solo un panegirico da cinefilo impertinente…

Giudizio: *



(Venerdì 15 Dicembre 2006)


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