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Un film eccellente di Emilio Estevez

Bobby

Cast stellare e stile corale


di Roberto Leggio



Sarebbe riduttivo dire che Bobby, è un film politico. L’errore potrebbe sorgere perché si parla di Robert Kennedy, il fratello più piccolo di quel John che venne ucciso a Dallas e come il fratello venne ammazzato da un folle (?) nel giorno della sua schiacciante vittoria alle primarie in California. Entrambi racchiudevano il senso liberale dell’America degli anni ’60, quella che si trovava schiacciata dalla segregazione razziale e dalla guerra del Vietman. Robert Kennedy, fu l’uomo che più comprese l’animo degli americani delusi da una politica malata e legata a gangli d’acciaio ad una sorta di oscurantismo storico. Le sue parole furono il faro che avrebbe illuminato la democrazia a venire, e sicuramente avrebbe portato gli Stati Uniti ad un altro corso della propria storia. La sua morte ha rappresentato la fine di un’epoca, di un sogno, e ha spento per sempre la voce dei deboli e degli umili. Un idealista che avrebbe potuto traghettare gli Stati Uniti verso un altro sogno americano, non certo quello che, come un incubo, incombe da qualche anno sulle teste degli americani. Un personaggio complesso che necessitava un’analisi profonda.



Bobby, diretto da Emilio Estevez (figlio d’arte di Martin Sheen), pur parlando di politica attraverso i discorsi di Robert Kennedy (disseminati come contrappunto alla narrazione della messa in scena), racconta il giorno della sua morte da una angolazione diversa. Lo fa attraverso le storie di ventidue personaggi che si incrociano con i loro sogni e le loro frustrazioni, nei vari spazi dell’Hotel Ambassador, senza sapere che da li a poco si consumerà l’omicidio del candidato alla casa Bianca. Concepito come un collage corale sullo stile tanto amato dal Robert Alltman di America Oggi e I Protagonisti, il film raccoglie il meglio dei divi liberal che esprimono con la loro caratterizzazione una chiara denuncia progressista. Cosi le vite diverse ma unite dal caso di Sharon Stone, Anthony Hopkins, Demi Moore e molti altri, riassumono lo spirito dell’epoca affrescando uomini e donne che vissero sulla loro pelle quel tragico momento storico. Da segnalare anche il recupero vintage attraverso le acconciature sixties e la colonna sonora di Simon e Garfunkel, Aretha Franklin e Beatles, che ne fanno un vero capolavoro. Da vedere e rivedere, magari con l’ottica di poter tornare a pensare che c’è sempre tempo per cambiare le cose.

giudizio: * * * *



Visione di gala all'Auditorium di Roma
Serata "veltroniana" per Bobby
Politici, attori e scolaresche



(Venerdì 19 Gennaio 2007)


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