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Deludente il film di Andrei Davis

The Guardian

Una storia che non coinvolge lo spettatore


di Samuele Luciano


Il film di Andrei Davis si commenterebbe da solo, nel senso che: è un thriller diretto dal regista de “Il fuggitivo”, c’è un trailer da paura, milioni di dollari spesi (bene?) e oltretutto Kevin Costner. Ci si aspetterebbe quindi un film teso e avvincente, ritmi serrati e un dramma umano coinvolgente, ma così non è.
Stavolta Davis spinge meno su tutto, eccetto la spettacolarità, mettendo in scena una storia di adorabili bastardi che fatica a conquistare lo spettatore. Lo sceneggiatore del film, Ron L. Brinkerhoff, vorrebbe presentarci una tribù di eroi sconosciuti, la Guardia Costiera degli U.S.A, (da sempre trascurata dagli americani e solo ultimamente celebri, per il loro apporto durante il recente Uragano Katrina), e lo fa descrivendo l’evoluzione del rapporto Capo/Recluta (Kevin Costner/Ashton Kutcher) da conflittuale ad amicale. La formazione militare statunitense è da sempre (preistoria cinematografica) molto selettiva, gli inclementi addestratori Marines sono entrati così nell’immaginario collettivo, c’era bisogno quindi di creare un formatore con qualcosa in più o di diverso?
O meglio, si può creare un personaggio altrettanto forte pur non evocando precedenti rappresentazioni?




Costner e Kutcher interpretano rispettivamente Ben Randall e Jake Fischer, il primo stoico salvatore di centinaia di uomini inghiottiti dal mare, il secondo bellimbusto che batte tutti i record di nuoto possibili. Ben si ritrova malvolentieri in una scuola di addetti al salvataggio, in seguito ad un brutto incidente e con l’ennesimo rimpianto di non aver potuto salvare tutti, così il giovane Jake dovrà sorbirsi tutta questa frustrazione sottoforma di addestramento durissimo. Il ragazzo non si scoraggia mai e vince sempre, e quale sarebbe il colpo di scena? Anche lui ha dei cadaveri nell’armadietto...
Risultato: un addestratore sulla falsissima riga di molti suoi predecessori, una recluta “Frankestein” con il fisico di R. Gere, il cipiglio di Matew Modine e nessuna novità.
Quando poi finalmente i due si scoprono fratelli di sventura, si è già abbastanza stanchi di un’ora e mezza diluita in primissimi piani e tre quattro finali diversi. L’Astro nascente Kutcher è comunque molto bravo e dosato, ma Costner che accende un razzo rosso e va in depression perchè gli ricorda i salvataggi falliti, fa rimpiangere anche solo un paio di fotogrammi del vecchio Eastwood – Gunny.

giudizio: *



(Venerdì 19 Gennaio 2007)


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