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Cinema spagnolo

La società spagnola attraverso il cinema

Un corso dell'Istituto Cervantes


di Piero Nussio


Il cinema si può veramente deffinire…
L’attacco manzoniano dei Promessi sposi, in finta lingua del seicento, torna alla mente. E dove Manzoni parodiava (con amore) un finto prologo barocco sulle virtù della storia, viene voglia di intessere un altro prologo barocco sulle virtù del cinema.
Nonostante sia sempre dato per morto, nonostante l’evidente crisi di idee del cinema americano e la vuotezza delle altre cinematografie, nonostante questi mali, ed altri, che affliggono il mondo che tanto ci appassiona… pure, il cinema è dotato –come i gatti- di almeno sette vite.
Se il cinema del grande schermo hollywoodiano non riesce a trovare una sua strada qualunque (ed è addirittura costretto a ricorrere a Muccino per un tentativo di respirazione artificiale), la salvezza potrebbe giungere dalle vie più insperate.
Dai telefilm, forse, dove R.I.S., CSI, J.A.G. e Dr. House stanno rivoluzionano non solo l’intrattenimento, ma anche il modo di fare indagini nel mondo della “realtà vera”.

Tiovivo


Oppure, saccheggiando un intero secolo di cinema, di tutto il mondo. Abbiamo già riscontrato, su queste pagine, i timidi segnali del rinascere di un interesse per la visione collettiva del film, per la rinascita (forse) della discussione su un’opera cinematografica davanti ad una pizza fumante o nel virtuale di un “blog”.

Ora vorremmo dar conto di un’altra –possibile- tendenza. L’uso del cinema come finestra linguistica.
Se studiare, approfondire, una lingua straniera significa affacciarsi su un mondo altro, conoscerne usi, costumi e modi di pensare, cosa c’è di meglio del cinema per guardare nel vivo di un’altra comunità?

Historias de la radio


Questo, presumibilmente, deve aver pensato Juan Felipe Bermejo Rubio quando ha proposto e realizzato, nell’ambito dell’offerta culturale dell’Istituto Cervantes di Roma, il corso monografico “La società spagnola attraverso il cinema".
Un’occasione, certo, di approfondire la lingua spagnola, di discuterne i contenuti, le modalità, le particolarità e le forme parlate. Ma, anche, un occasione di conoscere il cinema spagnolo –in gran parte sconosciuto da noi- e di viverne l’evoluzione.

Ma c’è qualcos’altro, che solo il cinema può dare. Come sanno bene i cinefili, non c’è –in quest’arte che imita la vita fino nei minimi dettagli- un qualunque particolare che non sia voluto dal regista, creato, ed in ultima analisi frutto del clima culturale della società che esprime quella particolare cinematografia.

El calentito


Così, vedere il film in lingua originale, seguirne le trame, i significati, le ambientazioni, i modi verbali significa immergersi profondamente –due ore per sera- in quell’ambiente originale che tanto è essenziale per l’apprendimento di una lingua.

Discuterne poi, sottolineare i passaggi, i modi gergali e dialettali (usando, magia del DVD, le pause e la possibilità di rivedere), significa ricreare –in maniera virtuale- quasi di più di una effettiva presenza all’estero.

Historias de la radio


Gli argomenti trattati dal dottor Bermejo Rubio nel corso di quest’anno (novembre 2006 – febbraio 2007) riguardano “la Spagna degli anni ‘50” –prime sei settimane- e “le maggiori tematiche odierne (migrazioni, terrorismo, tabacco, violenza, trasgressione, precarietà)” –seconde sei settimane.

Un panorama molto ampio della cinematografia spagnola, con pellicole d’epoca (Calle Mayor, Historias de la radio), con altri film di ricostruzione (Tiovivo, El calentito), con film di documentazione e di montaggio (La pelota vasca, ¡Hay motivos!) e con film che invece vogliono raccontare proprio una storia (El viaje de Arian), Amantes.

Tiovivo


Ognuno di questi film –e tutti gli altri che compongono questo interessante corso- meriterebbero un’analisi, una critica, una storia dei loro autori e realizzatori.
Si intreccerebbe un po’ con le nostre conoscenze abituali di spettatori italiani: i film di Pedro Almodovar, o magari quelli realizzati in Spagna dal nostro Marco Ferreri, e non si potrebbe certo tacere di Luis Buñuel.
Poi dovremmo scoprire l’opera –discutibile ma interessante- di José Luiz Saénz de Heredia o quella di Juan Antonio Bardem e, con lui, l’opera di tutta la famiglia Bardem di attori e registi.

Magari dovremmo dedicarci principalmente ai registi di oggi, comeManuel Gomez Pereira (“Reinas”, 2005) o come José Corbacho e Juan Cruz (“Tapas”, 2006). Oppure ad attori ed attrici, quelli di ieri e quelli di oggi…

El calentito


Oppure a tutti gli interessanti temi che ciascuno di noi propone, poi, stimolato dalla visione dei film: dagli anni del franchismo alla Spagna modernissima di oggi, dal “cammino di Santiago” al difficile rapporto con gli immigrati, dal terrorismo basco alle trasgressioni della “movida”, e via a non finire.
E poi i libri e le altre opere letterarie, cui molti film fanno riferimento, o da cui sono tratti. Ed i riferimenti alla stampa, alla televisione, al dibattito politico e culturale.

Il cinema si può veramente deffinire…




L'istituto Cervantes di Roma



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(Martedì 23 Gennaio 2007)


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