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Ritratto eccellente di un dittatore ne "L'ultimo re di Scozia"

Forest Whitaker

Candidato all'Oscar come miglior attore protagonista


di Roberto Leggio


Roma. La prima cosa che ti colpisce di Forest Whitaker è la sua assoluta pacatezza. Non te lo aspetteresti da un uomo grande e grosso come lui. Ti aspetteresti un vocione burbero, invece il suo timbro è dolce e gentile, come il suo sguardo fanciullesco. Forse per questo, vederlo nei panni di Amin Dada, nel film L’Ultimo Re di Scozia, è ancora più sconvolgente. Quasi fosse l’incarnazione della banalità del male. Per questo ruolo, la montagna Whitaker è candidato all’Oscar come miglior attore. Una sfida per lui che già si vide sfuggire di mano la statuetta anni fa quando diede corpo, anima e voce a Charlie Parker in Bird, il bellissimo film di Clint Eastwood. Ma le sfide fanno parte del mestiere dell’attore e su questo piano lui non si scompone. Anzi, arriva perfino a scherzarci sopra. Non c’è nulla da scherzare su uno personaggi più disturbanti del ventesimo secolo, paragonabile solo a Hitler e Pol Pot, in quanto fama sanguinaria. Whitaker si è trasformato in maniera realistica, tanto d avergli dato tutte quelle sfumature insite nel vero Amin. Anche il suo sorriso mette paura. Senza contare la sottile follia che lo rendeva seducente e letale. Due qualità che faranno la differenza alla notte degli Oscar. Che si prevede imprevedibile e nera come il continente africano…


Lei interpreta Amin Dada in maniera impeccabile. Come ha fatto a renderlo così bene?
Quando mi è stato proposto di dare corpo ad Amin mi trovavo a Los Angeles. Ho cominciato subito a pensare come poter renderlo il più reale possibile. Per prima cosa ho cominciato a studiare lo swailhi, perché dal modo di parlare si può tratteggiare meglio un personaggio. Dopo di che mi sono informato vedendo vecchi filmati su di lui. Soprattutto dei documentari girati durante la sua dittatura. In questo modo ho acquisito i suoi movimenti ed il suo modo di rivolgersi alla gente. Oltre a questo ho letto tantissimo. Ed è stata un’ulteriore scoperta: Amin era allo stesso tempo attraente e pericoloso, molto volubile. Era un uomo inizialmente animato da grandi intenzioni, ma che poi è stato schiacciato dal suo stesso carattere. Un sanguinario, ma anche una figura controversa, che lo rende tuttora un personaggio dotato di grande carisma.


Non ha mai incontrato qualcuno che l’abbia conosciuto di persona?
Mi sono recato in Africa appositamente per poterle incontrare. Parlare con la gente che l’aveva frequentato è stata una delle esperienze più interessanti, anche perché ho potuto toccare con mano la cultura ugandese e lo stile di vita di quel paese. Certo ognuno di loro aveva nei confronti di Amin dei sentimenti controversi. Alcuni lo elencavano come un uomo che davvero pensava di cambiare il proprio paese; altri, invece solo un feroce tiranno che è meglio dimenticare.

Come vive i personaggi che interpreta?
Ogni personaggio ha una storia a sé. L’aver fatto tante ricerche ti porta ad entrare in simbiosi con il personaggio che devi interpretare. E’ una questione di vibrazione a livello emotivo e personale. A me è successo con tutti i personaggi che ho portato sullo schermo. La vibrazioni con Amin sono state così forti da poter dire che mi hanno davvero cambiato.

Il film è stato interamente girato in Uganda, ma la gente cosa ricorda di Amin?
Come dicevo i sentimenti nei confronti di Amin sono controversi. Per alcuni è stato davvero un grande eroe nazionale. Uno di quelli che ha cercato di migliorare la vita del paese. Di rendere gli ugandesi più liberi, non come molti altri africani che sono ancora sotto le potenze straniere. Altri, invece, lo reputano un tiranno sanguinario, che ha fatto di tutto per distruggere il paese.


Lei, invece, da che parte sta?
Faccio parte della seconda categoria. Essendo entrato nella sua pelle posso solo asserire che era un pazzo assassino!

Su questo piano, cosa pensa veramente di Amin?
La migliore descrizione che si può dare ad un uomo del genere è che è stato un vero soldato. Un soldato che quando si è dovuto confrontare con quelli che presumibilmente erano i suoi nemici, lui si è comportato di conseguenza. E come dargli torto, aveva fatto solo quel mestiere. Questo si è scontrato nettamente con i suoi doveri da presidente. Così tutte le decisioni prese sotto quell’ambito sono state azzardate e fallimentari. Prese d’impeto, da un giorno all’altro. Teniamo conto che lui pensava veramente di cambiare l’Uganda, di dare dignità al suo paese. Pensiamo solo alla cacciata degli asiatici: essi avevano in mano il potere economico e quindi pensava di poter dare ai suoi concittadini le stesse possibilità che in passato avevano avuto indiani e pakistani. Ma non aveva pensato alle conseguenze che questa cacciata avrebbe provocato. Infatti il paese cadde in un incredibile caos economico dal quale non si è più rialzato.

Per questo personaggio è candidato all’Oscar. Come vive questo momento?
Come una cosa normale… montarsi la testa non serve.

Quest’anno le candidature agli Oscar sono così pesantemente “nere”. Ed esse coincidono con la candidatura di Barak Obama alla Casa Bianca. Crede che la vincita di un oscar possa influenzare le prossime elezioni?
La candidatura di Barak Obama alla presidenza è un evento epocale. Lui è un uomo che ha molte possibilità di farcela. Ma non è un caso isolato. La strada gli è stata aperta da Condoleza Rice e Colin Powell, nei due governi di Bush. Questo è valso anche nel cinema. L’arrivo di attori neri ha permesso di raccontare storie diverse, cosicché l’apertura dell’Academy agli artisti neri è una prassi ormai consolidata. Ma ciò non vuol dire che la vincita dell’Oscar possa in qualche modo influenzare la vittoria alle presidenziali. Se ciò fosse vero, allora saremo davvero entrati in un’altra era per l’America.



(Giovedì 15 Febbraio 2007)


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