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L’evento di questo scorcio di stagione

Borat

Un altro Mr. Bean che va in America


di Pino Moroni


Borat, del regista americano Larry Charles, è diventato l’evento di questa stagione cinematografica. Se ne parla molto, e fa buoni incassi.
Dopo le tante critiche positive, tentiamo qui di farne una “neutra”.

Ho conosciuto l’interprete e creatore di “Borat” (Sacha Baron Cohen) al Festival del Cinema di Roma lo scorso ottobre. È entrato in una sala dell’Auditorium come un comune spettatore, ma aveva qualcosa che lo distingueva: era bello, elegante e dandy. Un genttleman inglese, anche se con baffi e capelli neri.

Stava con una donna, bionda, bassa, volgare, e con un petto a davanzale. La bagnina di Baywatch Pamela Anderson .


Nel film Borat, Sacha Baron Cohen è un giornalista del Kazakistan che va negli Stati Uniti per realizzare “uno studio culturale sull’America a beneficio del Kazakistan”.
Ma non è assolutamente così, la verità è che Sacha Baron Cohen viene da programmi comici per la televisione inglese (tipo “Ali G show”, “Friday night with Jonathan Ross” e “Late night with Conan O’Brien”) in cui ha interpretato alcuni personaggi satirici.

Che ha poi raccolto e distillato nel giornalista kazako Borat, di cui al film.


Quindi, un fenomeno televisivo inglese. Ed infatti il personaggio Borat è solo un “eccentrico inglese”, ebreo, particolarmente scorretto, che sconfina nella sconcezza per raccontare –da occidentale evoluto- la avanzata società americana, puritana, credulona e sessuofoba.
In una certa maniera, come Nanni Moretti, prendendo in giro anche se stesso.

Un sempliciotto allupato, che s’innamora di Pamela Anderson, il sex symbol più stupido del sistema televisivo americano.


Un altro Mr. Bean che va in America, e con il pregiudizio inglese critica femministe, ebrei e sette religiose, mentre con un po’ di surrealismo si sciacqua le mani nel water e va in giro con una tutina reggipalle o con solo una pecetta nera sulle sue parti “intime”.

Questo film è piaciuto ai bambini, agli inglesi e agli americani. Inglesi e americani perché si capiscono e conoscono i propri difetti. Ai bambini perché è un clown, e per di più parla di cacca e pipì.



(Mercoledì 14 Marzo 2007)


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