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Dal romanzo di Orwell al film tedesco

Il "Grande fratello" spia la vita degli altri

Il sistema che vuole piegarci ai suoi voleri


di Pino Moroni


Il coltissimo nobiluomo tedesco Florian Henckel von Donnersmarck ha puntato con il suo primo film "La Vita degli altri" (2006) sul tema universale e senza tempo del controllo odioso e raffinato del potere sulla sfera privata delle persone.
Si parla in particolare del regime che ha soffocato la Repubblica Democratica Tedesca fino al 1989.

Questi regimi della paura si immergono in atmosfere Kafkiane da sospetto temerario, che chiudono e aprono la bocca a tutti a comando, attraverso i ricatti e le strategie mentali, i premi e le punizioni e spargono angosce esistenziali da depressione e suicidio (nella DDR si verificò il più alto tasso del mondo).

E se la prendono soprattutto, come nel film, con gli intellettuali e con gli artisti.


Quelli che oggi, dopo la caduta del muro, fanno poi di Berlino la città-faro mondiale della cultura, con la sua architettura, i suoi musei, i suoi cinema, i teatri, la musica, la letteratura e quant'altro abbia carattere creativo.

Ogni sistema, sia totalitario sia democratico, per affermarsi e mantenersi ha bisogno della omologazione delle coscienze, delle menti.

Ma gli intellettuali e gli artisti tendono, per natura o per vocazione alla creatività ed è molto difficile ricondurli all'omologazione, a meno che non decidano spontaneamente di vendersi al regime, di servire il regime con le loro idee.


Il messaggio più generale del film "La vita degli altri" è che , in ogni società in cui le ragioni superiori prevalgono sulle necessità degli individui, si possono verificare i presupposti per la sorveglianza sulla vita di alcune categorie di cittadini.

Già nel 1948 il profetico libro di George Orwell “1984" parlava di questa necessità (per l'allora regime comunista sovietico), introducendo l'idea del Grande Fratello, un sistema di controllo sociale affidato alle macchine e ad una propaganda falsificatrice della realtà.

Oggi il "Grande Fratello e gli altri programmi televisivi clonati sono effettuati per un divertimento collettivo sempre più di successo e si chiamano appunto "reality".


Le macchine oggi sono le intercettazioni, le schedature,i dossier informatici, le banche dati su notizie fiscali, su carte di credito o conti bancari.
Tutto è giustificato dai mezzi tecnologici che la nostra società ha a disposizione ed è giusto che usi. Tutto è giustificato dall'imitazione americana in atto.

Senza più cultura né storia, l'ignoranza di massa, il luogo comune, (chiamati il “massimo della democrazia”), aprono al "Grande Fratello, quello orwelliano, le porte del potere mediatico.

Nel film Le vite degli altri il capo della Stasi espone una esemplificazione: "Un soggetto individuato come quarta fascia, dopo 10 mesi di trattamento è ormai innocuo, non scriverà più, non dipingerà più né comporrà musica, non creerà più niente."


È lo stesso trattamento democratico che noi viviamo ogni giorno, attraverso l'invasione dei media e la spinta all'omologazione.

Nel film Terrore dallo spazio profondo di Philip Kaufman (1978) rifacimento dell' Invasione degli Ultracorpi di Don Siegel (1956) chiunque è riuscito a sfuggire alla duplicazione dei “baccelloni” viene denunciato e dovrà subire a forza il trattamento annichilente della clonazione, in una società dove domina sempre più l'ignoranza esemplare delle oligarchie economiche, che si perpetuano nel tempo, mentre le memorie umane finiscono.
Ciò vuol solo dire che in ogni sistema il futuro non fa altro che diventare come il passato.


Oscar per il miglior film straniero
Le vite degli altri
L'opera prima di Florian Henckel von Donnersmarck

"Le vite degli altri", stupendo film tedesco
In lode del cinema europeo
Un continente in grande fermento



(Giovedì 10 Maggio 2007)


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