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Analisi del film realizzato per la Triennale di Milano del ’75

Architettura e cinema secondo Eisenman


di Vincenzo Cardinale


Le relazioni che l’architettura intrattiene con il cinema sono di forte contiguità, anche se si hanno due diverse nozioni di spazio e tempo. Eisenman, afferma che “nella grande tradizione dell’architettura del XX secolo, l’architettura si manifesta nelle forme; ossia attraverso la costruzione di muri, facciate, colonne etc. Lo spazio scavava se stesso”, aggiunge poi “attualmente penso che ciò non sia più sufficiente perché siamo ad un punto in cui questa non corrisponde più allo spazio [1]”. Per questo il percorso progettuale affrontato dall’architetto è quello di ricercare forme nuove e complesse partendo da un’analisi dell’oggetto, dove l’oggetto è il veicolo e non il fine, che crea un nuovo spazio, nel tentativo di definire un tempo capace di identificare l’oggetto (soggetto-oggetto-spazio). Perciò, la sua ricerca di ‘definizione’ dello spazio passa attraverso lo strumento del diagramma, dove “ il diagramma non è più semplicemente una cosa tutta segnata da linee (…) ma è la funzione di queste tracce che è importante (…) chiarisce una definizione, contribuisce a dimostrare un’affermazione , rappresenta il verificarsi o il risultato di ogni sorta d’azione o processo[2]”. Tale diagramma si pone come fulcro all’ interno del processo progettuale eisenmaniano e che rappresenta “ una mediazione tra l’oggetto concreto, l’edificio reale e quella che può essere chiamata l’architettura dell’interiorità [3]”. Attraverso questo studio Eisenman intravede delle analogie con il cinema, considerando, però, lo spazio (e/o il tempo) in una accezione diversa. Prende in esame, infatti, alcuni film di Godard (ad esempio in ‘ All’ultimo respiro ’) dove è presente la nozione di –jump cut- ovvero, come egli stesso nota, “l’idea di una sequenza di tempo continuato, ma contemporaneamente fermo nel suo dilatarsi dove il trascorrere del tempo si può notare solo da minuscoli dettagli[4]”. Questo esprime in maniera potentemente sintetica il concetto del montaggio di tempo e di spazio che il cinema può dare, in architettura si genera un avvenimento simile ma la percezione del tempo si prolunga in un lasso di tempo maggiore che serve per la ricezione dell’opera stessa.

Nella descrizione di un suo film realizzato per la Triennale di Milano del ’75, nel quale comparivano dei disegni in sequenza, catalizza, appunto, l’attenzione nell’ individuare “un rapporto tra come imparare da un film a vedere l’architettura e come inserire nell’architettura una discontinuità temporale e la frammentazione cinematografica”, in modo da poter smentire “la vista vuole una sequenza, ha bisogno di una continuità”[5]. Tale ricerca porta Eisenman alla realizzazione, per la Triennale di Milano del 1996, del progetto che chiamerà “Delirium”, lavoro basato su un racconto di Daglas Cooper dove il protagonista della storia, l’architetto Ariel Price, ha deciso di uccidere il suo biografo. L’allestimento consiste nella narrazione del brano all’interno di una cella, la cui forma nasce dall’ analisi della struttura di un cristallo di sale sottoposta ad una forza esterna. “Le forme risultanti non rappresentano il processo, ma ne sono il risultato e ne portano l’impronta. Le forme non sono immagini di alcunché, imprimono solo se stesse. In questo senso le forme danno luogo ad un ambiente affettivo, che può essere soltanto rappresentato per mezzo del corpo che si muove attraverso di loro nello spazio[6]” questo scrive nel testo che accompagna il progetto. Si tratta, quindi, di una visione che l'autore ha espresso più volte, dove rivediamo il concetto ‘dell’architettura dell’interiorità’ che interagisce con lo spazio e dove “le forme non si intendono più dello spazio dell’installazione, non sono più un oggetto inquadrato nello spazio. Al contrario, riconfigurano lo spazio dell’esperienza stessa[7]”.



Note:

1-Rassegna di Architettura e di Urbanistica, Peter Eisenman, anno XXXIII aprile 1999 n.97
2-Peter Eisenman, Contropiede, 2005
3-ibid. 2
4-ibid. 1
5-ibid. 1
6-Peter Eisenman, Delirium, catalogo XIX Triennale di Milano 1996
7-ibid. 6



Il confine e lo spazio negato
Cinema&Architettura
A Pordenone l'ottava edizione



(Lunedì 12 Settembre 2005)


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