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Estate Romana, alla Quercia del Tasso

Miles gloriosus

Il teatro contemporaneo, di duemila anni fa


di Pino Moroni


Negli anni ’70, prima dei furori dell’Estate Romana (1977), freschi spettacoli nelle notti d’estate si potevano godere con i film nelle Arene di quartiere o con il teatro all’Anfiteatro della “Quercia del Tasso”.
L’Addetto Culturale dell’ambasciata di Francia, sempre all’avanguardia nelle tendenze moderne, seguiva un gruppo di giovani che dovevano scoprire “L’arte contemporanea a Roma”. Per il settore teatro, proposi la rappresentazione del “Miles gloriosus” di Plauto, diretto e recitato da Sergio Ammirata.
L’arte teatrale contemporanea era una commedia di duemila anni prima, ma l’ambiente e la resa teatrale la facevano contemporanea.
Comprai venti giornali, che offrivano un coupon di sconto, e con i venti francesi attesi con molta apprensione l’inizio dello spettacolo. Cercavo di spiegare ai miei ospiti una trama latina di duemila anni prima, che riecheggiava i modelli delle commedie greche.
Ma fu un successo, nonostante le difficoltà linguistiche.
Risate ed applausi per un saggio di recitazione contemporanea, globale, comprensibile per ogni cittadino europeo, con il suo taglio moderno e universale.
Sergio Ammirata mi sembrò il capocomico della Commedia dell’Arte, che con il suo carro pieno di attrezzi e di rustici splendidi attori, conquistava le folle di Parigi.

Sono tornato molte altre volte a vedere le commedie comico-brillanti del teatro Anfitrione. Quest’anno, salendo le scalette della Quercia pietrificata del Tasso, ho sbirciato verso i camerini degli attori, arrampicati su una balza del Gianicolo, per vedere o sentire ancora quell’atmosfera impalpabile –ma riconoscibile- del teatro della Commedia dell’Arte.
Poi la piacevole rappresentazione del “Miles gloriosus” mi ha risvegliato le stesse sensazioni di sempre.
Un capocomico (Sergio Ammirata), maestro di scena, deus ex machina, servo tuttofare. Accompagnato da una primadonna scaltra (Patrizia Parisi), solare e matura, e da comprimari nuovi, ma sempre professionali e corretti nella loro dizione e gestualità.
Tutto fila via, e tutto sembra facile nella prima parte dello spettacolo in cui si avviluppano i nodi di una commedia che forse non è per niente semplice né univoca.
E quando Ammirata, che ha sempre giocato “a rimpiattino” con i suoi interpreti, chiude l’ultima scena, in testa al trenino degli attori, allora si scopre la grande bravura del “maestro” che –come da sempre- si è caricato sulle sue spalle la compagnia e la porta al riposo, al pasto.
Perduto nei meccanismi molto particolari di Plauto, tradotti nei meccanismi molto particolari della scuola di Ammirata, mi è sfuggito di penna il secondo tempo (una goduria), ma spero di riifarmi al Teatro Anfitrione, sull’Aventino, nella prossima stagione invernale.



(Martedì 7 Agosto 2007)


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