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Incontro con il regista vincitore della Palma d'oro

Christian Mungiu

“Non voglio scioccare ma documentare”


di Paola Galgani



Roma. Alla vigilia dell'uscita nelle sale italiane del film che gli è valso la Palma d'oro alla scorsa edizione del Festival di Cannes il giovane regista romeno è arrivato nella capitale per spiegare alla stampa italiana la genesi di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Christian Mungiu ha raccontato il suo stile di regia, molto particolare, che ha usato per documentare il dramma umano e sociale di una giovane donna. Ma ha parlato anche della sua personale esperienza di vita durante una tragica pagina della storia del suo paese.

Nel suo film 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni non è spiegato qual è il vero movente concreto che spinge Otilia ad abortire, perché?

Quella dell’aborto all’epoca era l’unica opzione disponibile. Era impossibile per una madre nubile crescere un figlio nato fuori dal matrimonio, perché lo stato glielo avrebbe sottratto appena possibile con una scusa -persino quella che la madre era una fumatrice- pur di poterlo indottrinare alle teorie comuniste in una casa d’accoglienza. E comunque mancava tutto, nessuno poteva seriamente pensare di tirar su un figlio da solo. Siccome oggi le cose sono ben diverse, mi è piaciuta l’idea di raccontare una storia su quel periodo per far capire come a volte non è data la possibilità di scegliere.

Si è parlato molto di una delle scene centrali del film, quella in cui viene mostrato in primo piano il feto. Qual’era la sua intenzione in questo tipo di scelta?

La mia intenzione per questo film era di raccontare una storia vera, non certo scioccare con delle immagini. Ciò che mi ha toccato di questa storia, che mi è stata raccontata dalla vera protagonista, è che le due ragazze avevano deciso di agire in un certo modo in linea teorica, ma solo quando vedono il feto si rendono conto dell’umanità e della concretezza dello stesso. La scena dunque è indispensabile per spiegare questa metamorfosi dei personaggi.


Com’era la sua vita nel periodo della fine del comunismo?

Quando ero più giovane (a 21 anni), nessuno avrebbe mai immaginato che il comunismo potesse finire così all’improvviso. Vivevamo giorno per giorno le nostre vite, risolvendo i problemi man mano che essi arrivavano. Io cercavo solo di fare una vita ‘normale’, anche se non era facile perché mancavano i soldi per tutto ciò che è superfluo (nel film si vede che mancano le sigarette, le saponette profumate ecc.). Forse questo è stato uno dei danni più gravi del comunismo: la sua capacità sottile nel nascondere ciò che ci mancava fondamentalmente, la libertà. Naturalmente in un film è impossibile raccontare la complessità di un’epoca. Il mio non è un film sul comunismo, ma vuole raccontare una storia con la prospettiva di chi ci ha vissuto dentro.

Ma come mai in un regime ateo era vietato l’aborto?

Non certo per motivi religiosi…C’erano due ragioni ideologiche: la prima, una legge della fine del ’86: delle mie ricerche, tutti ricordano che ci fosse questa legge ma nessuno sa perché fu istituita.
La seconda è una ragione economica: Ceausescu aveva progetti di megalomania, voleva che ci fossero tanti giovani sani, forti ed educati secondo lo spirito del comunismo, come ho spiegato prima parlando degli istituti dove i bimbi illegittimi o orfani venivano indottrinati.

Come ha lavorato sulla recitazione degli attori?

Per me il lavoro con gli attori è molto difficile. Voglio sempre che siano più naturali possibile.
Penso cha la storia sia originale perché narrata non dalla protagonista dalla sua amica. Ma il suo punto di vista non è esterno, bensì la coinvolge anche direttamente come si vede nel dialogo col fidanzato. Anamaria Marinca doveva esprimere solo un certo livello di emozione, stando attenta a non esprimere giudizi. Abbiamo così lavorato sul contenere le emozioni a livello personale, anche perché allora non era permesso per delle ragazze nemmeno avere delle emozioni o prendere delle decisioni.



Dramma e realismo nella Romania di Ceausescu
4 mesi, 3 settimane e 2 giorni
In anteprima mondiale il film vincitore della Palma d’oro



(Giovedì 30 Agosto 2007)


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