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Western lucano con attori azzeccati

Il rabdomante

Ottimo esordio di Fabrizio Cattani


di Roberto Leggio


Ci sono film che servono a tastare il polso al “nuovo” cinema italiano. Quello lontano dai soliti film d’autore a tutti i costi, e soprattutto distantissimo dai consueti schemi distributivi. Il Rabdomante del quasi neofita Fabrizio Cattani, pur non essendo un capolavoro, è un prodotto molto più riuscito di certe pellicole con un pedrigee blasonato. Non si tratta di piaggeria, ma tant’è. In un paesaggio bruciato dal sole, una ragazza dell’est in fuga dal malavitoso Cintanidd, boss della “mafia” pugliese del business dell’acqua, trova rifugio nella masseria di un giovane schizofrenico con il dono della rabdomanzia. Tra i due, solitari e distanti anni luce uno dall’altra, nasce una sorta di sostegno reciproco. E questo sarà importante per cambiare i loro destini, quando si troveranno a confrontarsi direttamente con la violenza.




Girato come un western contemporaneo, nella campagna del Materano, il film s’imposta subito come un prodotto artigianale ma di qualità. Il merito è essenzialmente degli attori, tutti particolarmente in parte, ma anche per la messa in scena, sempre in bilico tra commedia nera e dramma. Cattani ad esempio, sa coglie in maniera esaustiva il dramma del sud rurale, strangolato dalla prepotenza a dalla soprafazione dell’uomo sull’uomo e sulla natura, ma anche capace di slanci di generosità e di altruismo. Il risultato è una sorta thriller che sfocia nella fiaba (la scena finale, trasposta vent’anni più avanti ne da una spiegazione anche troppo evidente), dove l’eroe solitario alla fine si ritrova rinato e conscio di aver agito per il bene il di tutti. Ideato e scritto stesso protagonista Pascal Zulillo, con l’aiuto del regista e da Chiara Laudani, Il Rabdomante fa parte di quei film del cosiddetto rivoluzionario sistema di compartecipazione tra tutti i partecipanti, che diventano automaticamente proprietari di una quota dei diritti del film. Una maniera (esemplare) per eliminare la figura del produttore (inteso come unico possessore dell’opera), ma anche per dare, soprattutto nel nostro paese, respiro al cinema a basso costo, che sempre di più è capace di dare voce ai filmaker, liberi a questo punto di operare senza vincoli e restrizioni.

giudizio: * * *



(Mercoledì 5 Settembre 2007)


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