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Jodie Foster ancora una volta vendicatrice

Il buio nell'anima

La rabbia dell’America contemporanea


di Paola Galgani


Chi è ‘addicted’ dei serial americani conosce il personaggio della newyorkese tipica: un lavoro gratificante (in questo caso, raccogliere le ‘voci di New York’ per la rubrica radiofonica "Streetwalker"), un fidanzato, un appartamentino, un cane. Per Erica tutto si dissolve quando è aggredita selvaggiamente da un gruppo di punk: al risveglio all’ospedale il fidanzato non c’è più (e nemmeno il cane), la polizia è impotente nel trovare i colpevoli, ma la donna, ferita indelebilmente nel corpo e nell’anima, non si rassegna e decide di farsi giustizia da sola fino ad essere travolta lei stessa da una spirale di vendetta e di violenza da cui non sa se vuole più uscire…
“In ogni momento le persone che pensavi fossero qui possono sparire in un batter d’occhio…”, recita il trailer americano; mentre lo ‘slogan’ del film è: “quanti sbagli occorrono per fare la cosa giusta?”. La scelta di queste due frasi da parte dei distributori rispecchia due aspetti compresenti, da una parte l’essenza di film di genere (thriller psicologico), dall’altra il desiderio degli autori di una sofisticata introspezione in un’animo al bivio, come sottolineato dal suggestivo titolo italiano (l’originale era La coraggiosa). Ma c’è di più. Lo shock, l’inquietudine, il senso dell’ingiustizia subita e non risarcita dal sistema (lo stesso poliziotto amico fa capire che l’unico modo è farsi giustizia da soli), vogliono palesemente ricondurci allo stato d’animo dei newyorkesi d’oggi e in generale degli americani post-11 Settembre, di cui la figura di Erica è simbolo. Innegabilmente è un film che esprime profonda tristezza, ma forse un po’ troppo studiato per scuotere sinceramente l’animo dello spettatore, anche per il tema non proprio nuovissimo. Se infiniti sono i modelli di riferimento, da Ispettore Callaghan: il caso Skorpio è tuo del ‘71, a Il giustiziere della notte del ’74 di Charles Bronson, è ovvio che il paragone più prossimo sia quello con Taxi Driver (con la Foster baby-prostituta), di cui peraltro sono presenti richiami intenzionali.



In effetti è simile il sentimento di rabbia e di tristezza, ma la New York post-guerra del Vietnam è ben diversa da quella contemporanea e lì era dipinta in modo assai più realistico, godendo inoltre della complessa sceneggiatura di Paul Schrader. Qui abbiamo invece uno script di genere più convenzionale e meccanico, dove alla fine le buone intenzioni’ di cui sopra fanno da ostacolo più che da arricchimento (autori sono i Taylor padre e figlio, che hanno preso ispirazione da una loro vecchia sceneggiatura per un film di Michael Douglas, e Cynthia Mort che dà il tocco femminile per il carattere della protagonista). Comunque, nell’insieme, il film è ben costruito ed abbastanza intrigante nel suo crescendo di tensione. Neil Jordan si conferma ottimo evocatore di atmosfere, rappresentandoci una New York inquietante luogo di oscurità con il presagio del male (molto interessanti in particolare le sequenze dell’aggressione), nitidamente fotografata con colori cupi e smorzati; come in molti dei suoi migliori film, Jordan si sforza, più che rispettare i canoni del genere, di sottolineare le scelte morali che le situazioni offrono ai personaggi, ed i momenti alternanti della psiche di Erica sono rispecchiati efficacemente dalle musiche di Dario Marianelli.
Jodie Foster offre una performance cruda ed emozionante (secondo i maligni impegnata ad attirare l’attenzione per gli Oscar) nel ruolo dell’ angelo vendicatore che lavora nell’ombra, furtivo come un fantasma; come si sa, è un’attrice che ama analizzare le sfumature della psiche dei suoi personaggi, basti pensare ad un’altra ‘sua’ vendicatrice, la Sahra di Sotto accusa, che però combatte con le parole e non con le armi. Erica è un personaggio affascinante, duro, che compie un percorso interiore partendo dall’intenzione di recuperare la sua identità, smembrata durante l’aggressione, con una pistola in tasca; un rapporto con le armi di tipo ‘americano’, difficile da capire per noi europei anche se Michael Moore ha cercato di spiegarcelo. Il fidanzato di Erica è Naveen Andrews, un volto noto agli spettatori di Lost (ma ha lavorato anche in Planet Terror di Rodriguez), mentre il poliziotto amico è il validissimo Terrence Howard, che era apparso in Crash. Lui e la Foster hanno ritmi recitativi diversi-lei più rapido, lui più regolare- che si incastrano perfettamente, ben equilibrati dalle soppesate scelte di Jordan. Ma all’uscita dalla sala si fa strada una piccola domanda impertinente, cioè se il film (peraltro in America criticato per la violenza) avrebbe avuto lo stesso appeal con un’attrice sconosciuta per protagonista al posto della Foster.

giudizio: * *








(Sabato 15 Settembre 2007)


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