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Ennesimo remake tratto dal romanzo di Finney

Invasion

Ed anche uno dei meno riusciti...


di Roberto Leggio


Con cadenza ventennale (o giù di lì), l’invasione silenziosa degli ultracorpi torna tra noi. La prima volta furono i bacelloni, poi vennero le spore vegetali, poi un qualcosa di indefinito e adesso delle spore spaziali portatrici di un nuovo virus. Dalla prima volta che gli invasori silenziosi sono apparsi sulla faccia della terra attraverso il memorabile romanzo The Body Snatchers di Jack Finney, (ed il mitico film di Don Siegel che ne seguì), le metafore legate a questo classico della fantascienza si sono assommate. Il racconto di base partiva dalla paranoia del “pericolo rosso” che terrorizzava la nazione e col passare degli anni, ha trovato terreno fertile per rinverdire le psicosi che ci normalmente ci circondano. Tendendo da parte la versione di Abel Ferrara (che se la prendeva con l’omologazione guerresca a stelle e strisce), l’invasione odierna prende linfa dalla perdita di fiducia nei governi attuali. La guerra in Iraq e le malefatte di Bush, sono prese di mira, quasi che l’evidenza di idiozie e possibilità umana di sbagliare, siano giustificativi di una invasione aliena. Che arriva dallo spazio per mezzo di micro spore capaci di tramutare gli umani in buratti senza emozioni. Mentre il contagio dilaga su scala globale, una psichiatra scopre che forse il figlioletto è la chiave di volta per la salvezza dell’umanità. La sua lunga fuga diviene ben presto una estenuante corsa contro il tempo e contro gli ultracorpi. Non è molto però è abbastanza per dare un senso a questa pellicola diretta da Oliver Hirschbiegel (in prestito agli studios dopo capolavori come La Caduta e Das Experiment), ma riscritta, rigirata e rimontata, dal produttore Joel Silver, i fratelli Wachowski (inventori di Matrix) e da John McTeigue (quello di V per Vendetta); insoddisfatti del lavoro del tedesco, fin troppo intellettuale nel far perdere nei primi minuti iniziali, la ragione a vari personaggi di potere e figure d’autorità, costantemente bombardati da telegiornali di guerre e disgrazie varie. Il film, nonostante quale verbosità di troppo, parte bene, immerso com’è nel progressivo senso di paranoia e minaccia che grava sui personaggi principali. Putroppo però, grazie ai rimaggiamenti di cui sopra, la vicenda si trasforma in un action-movie senza mordente. Nicole Kidman, infatti da quel momento in poi corre, corre, corre…



The Invasion non è un brutto film, ma è triste constatare che si tratti della meno riuscito (il più brutto?) dei remake dell’originale. Ma a parte le insensatezze della trama e i bruschi campi di registro (sempre dettati dai miglioramenti in corso d’opera), la metafora del film resta forte. Infatti rilegge la massima de “il sonno della ragione crea mostri”, potente assioma per dimostrare che solo dormendo si può sedare l’animalità intrinseca dell’uomo. Infatti, al contrario di tutte le altre versioni, qui il “non” addormentarsi, è quasi imperativo. La Kidman, ad esempio, tenta qualsiasi escamotage per non cadere tra le braccia di Morfeo. E quando ci cade, risolve la questione con un’iniezione d’adrenalina direttamente nel cuore. Indubbiamente l’omaggio a Pulp Fiction è una delle scene più azzeccate del film, quanto meno per dare “polpa” (ed è proprio il caso di dirlo), ad una storia di cui sappiamo tutto. E non è un caso, se al contrario di quanto accade nelle precedenti versioni, il film si chiuda nel migliore dei modi. Il mondo, questo folle, si risveglia dall’incubo senza ricordare nulla. Ulteriore allegoria per sottolineare che dagli errori non si impara niente. Quasi a sottolineare che la storia dell’umanità, in fondo, è condannata ad una coazione a ripetere.

giudizio:*



(Mercoledì 17 Ottobre 2007)


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