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Argento delude ancora

La terza madre

Un horror sconclusionato e senza trama


di Roberto Leggio


Made in horror. Che bello poterlo dire. Trent’anni sono passati dal primo vero horror di Dario Argento (prima erano tutti gialli, compreso lo “storico” Le Cinque Giornate), e da allora molto (per lui) è cambiato. Il capostipite di tutto fu Suspiria, film di streghe e malefici, ambientato in una desolante Friburgo (per metà ricostruita in studio). Il film non era né bello né brutto, però aveva quel fascino perverso che permise ad Argento di sbarcare in America, diventando un vero autore di culto. Poi fu la volta di Inferno, ambientato a New York, dove per la prima volta si parla di tre madri (c’è un libro dal titolo identico che ne descrive il loro diabolico piano), una delle quali (Lacrimarum) dimora a Roma… Di questo film, oltre la colonna sonora di Keith Emerson, non c’è nulla di memorabile, dato che la trama si srotola un po’ noiosa e sanguinolenta, tra ammazzamenti senza senso e crudeltà inutili.



Da quel momento in poi Argento scopre l’Hard Rock e i suoi film, al ritmo del metal più pesante, si sviluppano con trame urlate e assurde, fino all’insopportabile (e inguardabile) Cartaio. Così oggi, forse un po’ scarico sul piano creativo (ma lo era già da almeno vent’anni), riprende in mano la storia delle Madri del Dolore, dando un finale (logico?) alla trilogia (se c’è mai stata). Così ci ritroviamo finalmente a Roma. Città cattolica per eccellenza, ma custode della Strega più potente (Mather Lacrimarum, di cui sopra), che viene risvegliata dal sonno millenario da un’incauta restauratrice. Da quel momento la città si riempie di morti (e che morti!), mentre la ragazza cerca di rimediare al delirio cercando aiuto da una strega buona e da un prete cattolico. Naturalmente non finirà in gloria. Vedendo questo film ci si chiede come mai Argento si gongoli ancora con la nomea di Re del terrore, dato che al film manca essenzialmente tutto: la trama, la coerenza… suspence compresa. Tutto scade nel ridicolo, con effetti da grand guinol così disgustanti da provocare una comicità involontaria. Senza contare l’apporto hardcore che svilisce del tutto il genere horror. Argento l’ha definito il suo film più violento, mentre la censura ha guardato bene di fargli tagliare (rimontare?), le scene più scabrose (di sesso? di sangue?). Per noi solo un pasticcio di carne e sangue. Da vedere con il cervello in vacanza…
Chiosa: per il film Argento ha riunito la famiglia: Asia e sua madre Daria Nicolodi. Forse per chiudere un cerchio… Chissà?

giudizio: *



(Giovedì 1 Novembre 2007)


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