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La banda Bonnot, dopo quarant'anni

Triplice inganno

Un confuso film francese


di Piero Nussio


Nel 1968 –e come sarebbe potuto essere diversamente…- La Banda Bonnot (Philippe Fourastié, Francia 1968) è stato un thriller francese, nato sull’onda del successo di Bonnie e Clyde (Arthur Penn, USA, 1967), che narrava le gesta di un gruppo di anarchici che terrorizzarono la Francia di inizio secolo con le loro “azioni dimostrative”, e gli “espropri proletari” compiuti in nome della rivoluzione sociale.
Sul finire del 2007, quasi quarant’anni più tardi, il clima sociale si è rovesciato: stavolta il film d’azione non parteggia più –nemmeno dal punto di vista del racconto cinematografico- per i banditi sovversivi. Stavolta, Les Brigades du Tigre (Jérôme Cornuau, Francia 2007) tratta la stessa storia dal punto di vista dei poliziotti.
La prima “squadra mobile” del mondo.


Peccato che, una volta tanto, il titolo italiano dato al nuovo film, Triplice inganno, sia molto più indicativo dei risultati raggiunti, che non il titolo originale.
Sarebbe stato infatti interessante apprezzare il rovesciamento di prospettiva, e la stessa storia narrata da un’angolazione opposta (il vero “campo-controcampo”), se il regista Cornuau si fosse limitato a narrare le gesta dei poliziotti e la cattura di Bonnot.
Invece, alla sua formazione “televisionara” deve essere sembrato troppo semplice raccontare una storia, e ne ha così volute raccontare una decina, tutte confuse e mischiate fra di loro.
Con poco mestiere, peraltro, e troppo budget.

E così, col principio della cucina all’americana, il tutto è “flavoured”, ossia insaporito dei medesimi falsi sapori, fino a rendere tutti gli alimenti insapori ed assolutamente indistinguibili gli uni dagli altri.
Ecco quindi che in un solo film appaiono: una principessa russa che si innamora di tutti gli uomini che le passano a meno di dieci metri; poliziotti e contropoliziotti che si combattono soprattutto fra di loro; tradimenti d’ogni tipo fino al punto che ognuno è come una fazione serba in lotta contro tutti gli altri; principi, affaristi e speculatori che vanno dalla Russia alla Francia e coinvolgono pure l’Inghilterra; allestimenti teatrali e le opere liriche russe; il pugilato “nobile arte”; la puttana patriottica e onesta; il deputato Jaurés e l’evoluzione della lotta politica parlamentare; le alleanze europee e la Triplice Intesa, lo scoppio della prima guerra mondiale, ecc.
O stiamo parlando di Wikipedia, o di un film che è un guazzabuglio…


Per tutto il tempo in cui un tale pasticcio scorreva di fronte ai miei occhi, ho cercato di ricordare il vecchio film del 1968.
Non era un capolavoro nemmeno quello, ma il clima “belle epoque”, l’aria superficiale -e al tempo stesso violenta- di quell’epoca c’era tutta, così come il piacere per lo spettatore di veder svolgere un film di non eccelso contenuto, ma scorrevole e ben realizzato.

Poi Annie Girardot e Jacques Brel (nella duplice veste di attore scanzonato e autore della colonna sonora), che nei loro ruoli da comprimari nobilitavano la pellicola.
Nel film di oggi ci sono Stefano Accorsi (ex Radiofreccia) e Diane Kruger (ex Elena di Troia) che cercano di sollevare il livello generale.
Ma, credetemi, lo sforzo è impari.



(Venerdì 23 Novembre 2007)


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