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Cristalli sognanti (1)

Cristalli sognanti, Freaks e Solaris

La fantascienza fra cinema e letteratura


di Sandro Russo


Mi ha sempre affascinato il processo della creazione; il modo in cui si formano le idee e come poi si realizzano. O aspetti diversi, sempre legati a questa tematica.
Un libro che mi ha colpito molto, in proposito e che ho consigliato e regalato cento volte è Cristalli sognanti di Theodore Sturgeon.
Con molta poesia e capacità di sorprendere vi è ipotizzato un universo parallelo a quello degli uomini e supremamente indifferente ad esso; questo mondo, le cui entità appaiono agli occhi umani come prismi sfaccettati, ‘i Cristalli’, esprime una creatività naturale, una aspirazione alla bellezza che si manifesta a volte nel mondo reale in forma di cose, alberi, esseri dotati di vita autonoma. Molte di queste creazioni, cercate in giro per il mondo da un uomo terribile, un misantropo chiamato ‘il Cannibale’, che ha scoperto il segreto dell’esistenza dei ‘Cristalli’, sono riunite in un circo, che per certi aspetti ricorda quello di Freaks di Tod Browning.
Le storie di questi fenomeni e la loro autentica umanità, a dispetto della natura aliena, la figura femminile di Zena, le vicende del nano Horton e dell’uomo serpente Solum sono tra le cose più avvincenti che abbia mai letto; a maggior ragione per il periodo in cui mi sono avvicinato a quella letteratura.


Ancora dal campo della ‘cosiddetta’ fantascienza viene un’altra storia affascinante: si tratta di Solaris di Stanislaw Lem, un autore russo, da cui Andrej Tarkowsky ha tratto un bellissimo film con Donatas Banionis attore principale.
Il film comincia in una dacia in mezzo alla neve della campagna russa; uno psicologo torna nella casa della sua giovinezza per salutare il padre anziano, prima di partire per una missione pericolosa; nello spazio, dove i membri di una stazione orbitante intorno ad un pianeta lontano - ‘Solaris’ appunto - stanno avendo problemi di natura incomprensibile, per cui è richiesta dal governo la sua opera.
Tarkowsky, nel film -è il poeta della nostalghija- ci mostra i passi pieni di ricordi di quest’uomo, tra la neve ed i colori bellissimi della campagna russa.
Poi la scena si sposta rapidamente sull’astronave di collegamento e sulla stazione orbitante…
All’arrivo c’è subito qualcosa di strano -egli percepisce-; gli uomini sono sfuggenti, la disciplina della stazione è completamente perduta, molti non sono neanche usciti dalle loro stanze per dare il benvenuto all’ospite che viene dalla Terra.
Con il passare dei giorni questa sensazione si acuisce; la stazione orbitante è in uno stato di semi-abbandono; lo psicologo che viene dalla Terra vede delle ombre furtive scomparire davanti a lui quando svolta per i solitari corridoi di metallo.
Con uno solo degli scienziati della Stazione riesce a stabilire un contatto e per velati accenni comincia a comprendere che c’é qualcosa che ha alterato la mente di quegli uomini e in qualche modo c’entra l’argenteo pianeta sotto di loro.
Ora anche lui tende ad isolarsi e quelle che sembravano ombre fuggenti nei primi giorni, si concretizzano in una donna bella e triste, con cui il nostro fa l’amore con molta delicatezza, senza chiedersi in quel momento come è possibile…


Ma che c’entra una donna, che pure lui sembra conoscere - o aver conosciuto in passato - tra i membri, tutti uomini, di una stazione spaziale russa?
Lentamente, ci si rende conto insieme (lo spettatore e il protagonista), della natura illusoria della donna, che per altro verso è reale a tutti gli effetti; piange, soffre, muore anche, più volte, quando lui non trova altro modo per farla scomparire che lanciarla con un razzo nello spazio profondo o quando lei stessa si uccide ingerendo dell’azoto liquido [in una scena precedente si erano visti gli effetti della sostanza su una rosa: il fiore cristallizzava fino a trasformarsi in una fragile scultura di vetro].
Ma ancora e ancora lei ricompare; da altri accenni si capisce che era la sua donna, morta in seguito alla reazione ad una puntura e lui si è sempre fatto una colpa della sua morte.
Intanto si dispiegano, diventate reali, anche le proiezioni di tutti gli altri membri della Stazione.

Insomma, se volete sapere tutto andate a cercare il film di Tarkowsky; io vi descrivo ancora soltanto le immagini finali.
Lui ha finito la missione e si appresta a tornare sulla Terra; la Stazione continua ad orbitare intorno al pianeta che intanto ha ricreato sulla sua superficie una esatta copia della dacia sperduta nella campagna russa, con la neve tutt’intorno.
Le immagini sono bellissime e il sentimento della nostalgia non si riesce a rendere a parole…


Cristalli sognanti (2)
Il pianeta proibito e il pianeta selvaggio
La fantascienza fra cinema e letteratura



(Venerdì 14 Dicembre 2007)


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