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Splatter fedele con invenzioni inesistenti

Halloween – The Beginning

Rob Zombie costruisce un pessimo b-movie


di Samuele Luciano


Avete presente quei “giornaletti” a metà tra il porno e l’horror, che tanto piacciono ai ragazzi in età puberale? Quelli spacciati di banco in banco alle scuole superiori e che fanno compiere, a chi non fa le ore piccole davanti alla tv, i primi passi da voyeur?
Bene, Rob Zombie, prima di fare il regista e prima ancora di diventare rock star metallara, era uno dei disegnatori delle suddette riviste. Con tutto il rispetto, viste le premesse, non ci si poteva aspettare chissà quale risvolto psicologico dal suo prequel di “Halloween – La notte delle streghe”, il leggendario cult di John Carpenter. Ma va di moda il prequel e in particolare quello horror, che fa sempre botteghino (si pensi a “Non aprite quella porta – l’inizio”, “Hannibal – le origini del male”, ecc.) e lo spettacolo si impenna! Poca luce, musica stridula, porte cigolanti, “l’uomo nero” e quanto altro per garantire allo spettatore rimasto adolescente (eppure proprio a questi ne è vietata la visione) una sequela di scene mozzafiato, infilate da una sceneggiatura da compito in classe di prima media.



Rob Zombie, già osannato per i suoi due precedenti lavori “La casa dei 1000 corpi” e “La casa del diavolo” si fa forte con le idee altrui e costruisce un film che nella prima metà sembra “l’Esorcista” (Michael bambino è così inspiegabilmente sadico e irrequieto da considerare posseduto dal demonio) e nella seconda è il remake compresso in 45 minuti del miglior film horror degli anni ‘70. Ma sarebbe inutile scandalizzarsi davanti a tanta gratuità, quel che conta è l’intrattenimento e le operazioni cinematografiche più culturali vanno affidate a chi se ne intende. Quindi, si apprezzi questo “Halloween – The Beginning” in quanto remake, in quanto b-movie pettinato, in quanto splatter fedele, ma non nelle sue invenzioni, in quanto inesistenti.
Al wrestler Tyler Mane è affidata l’interpretazione di Michael Myers adulto, cosa che gli riesce benissimo, stando zitto e indossando la celebre maschera in lattice per l’intera performance.
Malcom McDowell (nel ruolo dello psichiatra Loomis che fu di Donald Peasence) è truccato male e sembra più vecchio quando viene ringiovanito. Daeg Faerch invece, ha il difficile compito di dare voce al serial killer da bambino, quando ancora usava maschere di animali disneyani e non era abbastanza grosso da sollevare le sue vittime per la gola. Il ragazzo si impegna, ma c’è chi preferisce credere che il soprannaturale Michael Myers non abbia mai avuto un’infanzia.
John, perdona loro perché non sanno cosa filmano…

giudizio: *



(Giovedì 3 Gennaio 2008)


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