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"Balzac e la piccola sarta cinese"

Il libro vietato

Un confronto con "Fahrenheit 451"


di Piero Nussio


Balzac e la piccola sarta cinese e Fahrenehit 451. Uno è un piccolo film –come “piccola sarta”-, l’altro un classico del cinema e della letteratura.
Eppure, bellezza del cinema, molte delle scene e delle immagini sono quasi intercambiabili. L’ambientazione del film cinese è molto realistica, tanto quanto l’altro è fantascientifico, eppure molte sono le similitudini. In entrambi c’è un governo oppressore, con un’ideologia che vuole prendersi violentemente cura di tutti quei pericoli cui la gente andrebbe incontro, se il potere paternalistico non vi ponesse rimedio.
Un libro può cambiare la vita di un uomo” dice il vecchio sarto (Zhijun Cong) nel film cinese; quasi le stesse parole che usa il capitano dei pompieri (Cyril Cusack) durante la perquisizione della casa del protagonista: “Tutti questi sono romanzi, trattano di persone che non sono mai esistite, e la gente che li legge poi si ritrova a non essere felice della vita che vive. Fa nascere in loro il desiderio di vivere in una maniera differente che non potrà mai realizzarsi”.
Non si tratta solo di letteratura. È successo più di una volta, nella storia, che un governo prendesse talmente a cuore la salute mentale dei propri sudditi da vietare loro la lettura dei libri. Lo stato della Chiesa è stato fra i primi, con l’Indice dei libri proibiti, poi il Quarto Reich tedesco con i roghi di arte e letteratura degenerata, poi i cinesi con la rivoluzione culturale delle Guardie Rosse.
La moda prosegue ai giorni nostri, con le “fatwa” degli integralisti islamici contro il libro di Rushdie e la censura di fatto che molti editori perseguono contro i libri e le notizie scomode (il “Project censored” di Peter Phillips, che raccoglie molti di questi eventi, è fortunatamente uno dei libri più letti negli USA e nel mondo occidentale).

Leggere di nascosto


Un altro parallelismo fra i due film, così diversi e lontani, è nell’arte del racconto orale. In “Fahrenehit 451” ci sono gli uomini-libro, che vivono ricordando e raccontando agli altri il libro che hanno scelto di essere. In “Balzac e la piccola sarta cinese” i due ragazzi protagonisti sono degli uomini-film, che proprio raccontando dei film iniziano a far uscire dall’ignoranza le popolazioni montane del luogo dove sono stati mandati al confino.
La situazione immaginata da Ray Bradbury nel suo romanzo, e magistralmente filmata da François Truffaut (Fahrenehit 451, Gran Bretagna 1966), è più simbolica e utopica della storia realistica ed autobiografica che il cinese Dai Sijie ha descritto in un romanzo dapprima, e poi trascritto in un film (Xiao cai feng, Francia-Cina 2002).
Ma la realtà sa copiare bene le opere letterarie, ed ecco avverarsi l’incubo di Fahrenehit 451. Basta un governo autoritario che impone i suoi non-valori; specie quando la parola d’ordine è combattere con la propria ideologia qualunque riflessione e sottigliezza culturale.
«Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola» diceva Goëring, ministro del Reich.
«Mozart mentre pensa all’opera del presidente Mao» è, parallelamente, la ridicola giustificazione che pretende il segretario di partito come titolo di una sonata di Mozart.
È una stessa miscela di ignoranza, sopraffazione e potere che riveste gli integralismi di ogni sponda. Unita, come nel caso della Chiesa e dei comunisti, da un sincero desiderio di aiutare gli altri a percorrere la “retta via” (magari con l’aiuto del tribunale dell’Inquisizione e di quello del Popolo).
I libri sono pericolosi, gli intellettuali hanno comportamenti anti-sociali, e la verità è già stata scritta e rivelata una volta per tutte.

Perché la contraddizione di coloro che vietano i libri è che basano tutto il loro potere su di un “Libro”. Nel tempo è stato la Bibbia, il Corano, Mein Kampf, il Capitale o il Libretto rosso di Mao.
Quasi si ingenera una sorta di dimostrazione per assurdo delle più nefaste teorie anti-libro: forse hanno ragione a vietare i libri, a temerne la pericolosità, giacché la loro ideologia così perversa nasce proprio dalle rivelazioni di un libro…


La piccola sarta cinese


Oppure i risultati nefasti derivano dal limitarsi ad un singolo libro, dalla chiusura rispetto alla pluralità delle idee del mondo, dalla presunzione di essere i soli a conoscere la verità.
Le differenze fra la storia della sartina cinese e l’utopia di Bradbury scattano quando le idee escono dai libri e si fanno pratica. La differenza fra il “dentista rivoluzionario” (e zoticone) e l’intellettuale che si serve della cultura medica contenuta nei libri, salta agli occhi (e ai denti) anche della più ottusa delle guardie rosse.
La crescita culturale fra le montagne del Fiume Giallo avviene tramite i libri, i racconti, il cinema, il design (sic!, proprio il sarto del titolo), la musica, la scienza. È incredibile quante metafore contenga la semplice storia di “Balzac…”, quasi come la Commedia umana dello scrittore francese.
Eppure sembra che il film sia quasi soltanto una storia d’amore, una sorta di Jules e Jim fra i monti della Cina. Ma la storia d’amore della sartina Xun Zhou è solo funzionale al racconto della sua crescita culturale, del suo “camminare sulle proprie gambe”. Non sappiamo –il film non ci dice- se e quanto la sartina sia stata capace di realizzare i suoi desideri. Ma non abbiamo nessun particolare motivo per dubitare del suo successo, e possiamo fare il tifo per lei.
Così l’utopia negativa di Fahrenehit 451 può convertirsi nella difficile strada dei cinesi fra tradizione/comunismo/capitalismo. Non è detto che alla fine sia previsto l’happy end, ma nel film e nella realtà fino ad oggi, sembra quasi che ci stiano riuscendo.

Le montagne sul Fiume Giallo


I quarant'anni del capolavoro di Truffaut
Fahrenheit 451
Una libreria per bruciare i libri?
Il mito di una società senza scrittura



(Martedì 15 Gennaio 2008)


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