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Spiega perchè ha voluto essere Pietro Paladini

Nanni Moretti

Nel film "Caos Calmo" di Antonello Grimaldi


di Oriana Maerini


Evasivo, sarcastico, sfuggente. Insomma il Nanni Moretti di sempre ha incontrato la stampa, insieme al regista e al resto del cast, in occasione dell’anteprima di“Caos Calmo”, il film diretto da Antonello Grimaldi, tratto dal successo letterario di Sandro Veronesi nelle sale dall'8 febbraio. Il regista di “Bianca” è sembrato visibilmente infastidito dell’attenzione che i mass media hanno dato in questi giorni alla scena di sesso fra lui e Isabella Ferrari. A tal proposito non ha risparmiato le critiche alla stampa mostrando due trafiletti di giornale. Una sola riga dedicata alla notizia che Caos Calmo è stato selezionato a Berlino e un quarto di pagina per la foto del suo bacio con l'attrice. ”Vedete – dice rivolto alla platea di giornalisti – questa è l’attenzione della stampa per il film di Antonello Grimaldi”. Da come ne parla si capisce che si è innamorato del romanzo alla prima pagina, tanto da voler mettere mano anche alla sceneggiatura del film insieme a Laura Paolucci e Francesco Piccolo e da ritagliare per sé il ruolo di Pietro Paladini, un manager che si trova improvvisamente a gestire il lutto per la perdita della moglie. Una sorta di Forrest Gump italiano che trascorre le giornate seduto su una panchina in un giardino, davanti alla scuola frequentata dalla figlia. Dopo la parentesi politica de “Il Caimano” il regista torna a confrontarsi con il lutto regalando un’ottima prova d’attore. Uno sforzo interpretativo che lo mostra in lacrime, sorridente, apprensivo ed anche “focoso” come non l’avevamo mai visto sul grande schermo. E, se per un momento ignoriamo che il film ha un’altra firma registica ed un romanzo importante alle spalle, saremo tenuti a credere che quest’ultima fatica di Moretti sia totalmente farina del suo sacco, impregnata com’è di atmosfere e moralismi “morettiani”. Una sorta di rilettura de “La stanza del film”, pellicola che gli è valsa la Palma d'oro al festival di Cannes, ma anche, forse, una rivisistazione del personaggio di Michele Apicella.

Non la preoccupa l’idea di essere diventato una sorta di divo porno soft su tutti i media?
Assolutamente no. Non c’è stata un’operazione di marketing né da parte della produzione, né da parte del regista. Sono stati i giornali che hanno deciso di parlare solo questa scena prima di aver visto e valutato il film nella sua interezza. Io non ho visto la scena inserita su You tube perché, anche se non me ne vanto, ammetto di non saper ancora usare il computer. Chi l’ha vista mi ha detto, però, che è una ripresa da lontano che non significa quasi niente. Quindi non capisco di cosa stiamo parlando, cosa stavo leggendo in questi giorni. Mi auguro che, ora che la stampa ha visto il film, si cominci a parlare della pellicola di Antonello Grimaldi, del suo valore e degli attori che hanno lavorato in un film molto ricco.

Perché ha deciso di interpretare il ruolo di Pietro Paladini?
Ho amato molto il romanzo di Veronesi e, già mentre lo stavo leggendo ho pensato a me come un possibile interprete del protagonista. Non mi è passata per la mente l’idea di dirigere un film tratto da questa storia anche se ero libero come regista…
Ho amato Paladini perché è un uomo che cerca di mettere mettere un ordine esteriore alla propria vita modificando l’importanze delle relazioni e dei valori della propria esistenza.



Dopo la stanza del figlio un altro film sull’elaborazione del lutto, perchè?
Si, la tematica è la stessa ma, mentre ne “La stanza del figlio” c’è un nucleo famigliare che si frantuma, in questo film invece nasce un rapporto nuovo fra il padre e la figlia. Quindi i rapporti che seguono l’evento doloroso sono molto diversi fra le due storie. Non mi sono mai posto il problema del perché negli ultimi anni mi sia capitato di interpretare due protagonisti alle quali accade qualcosa di doloroso; non c’è nulla di programmatico in tutto ciò.

Come vede l’attuale fase politica italiana?
Rispondo da regista e non da cittadino. In questo momento, di fronte a questa fase che attraversando il nostro Paese mi piacerebbe essere come Pietro Paladini: riuscire a mettere ordine nelle cose per poterle raccontare. Purtroppo non riesco a trovare ancora la panchina dove sedermi a riflettere.

Qualcuno ha detto che “Caos Calmo” è una "morettizzazione" del romanzo. Che ne pensa?
Non so cosa voglia dire “morettizzato”. So che esiste la mia persona che credo di conoscere abbastanza, so che esiste il personaggio Moretti di cui si parla, a volte, in maniera incongrua, ma non so cosa vuol dire morettizzare, sarà una mia lacuna. Intanto, però, questo termine mi suona molto male…

Isabella Ferrari ha parlato della scena di sesso, di come l’ha girata. Lei come ricorda questa scena?
Io non ricordo come l’abbiamo girata... Mi sembra una scena molto riuscita. Non capito il perchè ti tanto stupore per quella scena, sono cose che accadono nella vita reale.

Com’è riuscito a calarsi così bene nel personaggio di Paladini?
Sono contento di esserci riuscito perché, sia quando collaboravo alla sceneggiatura che nelle prime settimane sul set ho avuto l’inpressione di essere solo una “spalla”. La spalla degli attori che, di volta in volta, si avvicinavano alla mia panchina. Poi, però, grazie all regista e alla situazione nella quale vive il personaggio nel libro sono riuscito ad impormi.

E il rapporto con la bambina?
Non credo che per un attore sia necessario avere esperienza diretta per recitare un ruolo, comunque ammettere che, sia nella fase di scrittura, sia nella recitazione mi abbia aiutato il fatto di essere padre anche nella realtà. Inoltre sono stato facilitato anche da Blu, la bambina del film, che è stata molto fresca e molto professionale nel recitare il suo ruolo.

Ci sono state litigate o incomprensioni con Antonello Grimaldi. E' difficile conciliare due registi sul set…
No, mi sono trovato benissimo con Antonello. In nove settimane di riprese c’è stata solo una litigata fra me e lui. Io chiedevo un quarto ciak per una scena che non mi convinceva, invece Antonello non lo riteneva necessaria. Aveva ragione lui.

Qual è la maggiore differenza fra il film e il romanzo?
Pietro Paladini nel romanzo è sempre in attesa del crollo che non arriva mai. Invece,scrivendo la sceneggiatura, abbiamo pensato che sarebbe stato importante una un momento di crollo del personaggio. E’ quando lui, vagando per Roma in macchina, scoppia a piangere quando si ritrova a guardare la piazza dove vive da settimane in attesa che la figlia esca da scuola. E’ in questo momento che prende consapevolezza e comincia ad elaborare il lutto.


Diventa un caso la scena "hot" dell'attore in "Caos Calmo"
Moretti censurato?
E la proiezione milanese viene rimandata...



(Domenica 3 Febbraio 2008)


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