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"Mi sento molto affine a Caravaggio"

Alessio Boni

Incontro con il protagonista della fiction sul grande pittore


di Oriana Maerini


Roma. “E’ straordinario come ci siamo innumerevoli similitudini fra la mia vita è quella di Caravaggio. Le ho scoperte mentre mi preparavo a girare il film e come se fosse entrato nella mia vita.” Con queste affermazioni Alessio Boni spiega, durante la presentazione a Roma del libro “Caravaggio Percorsi di arte e cinema” di Mario Del Bello, l’amore nato per il grande pittore maledetto del cinquecento.
Boni interpreta Michelangelo Merisi detto "Il Caravaggio" nella fiction tv, firmata da Angelo Longoni, sceneggiato da James Carrington e Andrea Purgatori, musicato da Luis Bacalov e con un geniale direttore della fotografia: Vittorio Storaro, vincitore di tre premi Oscar, che è andata in onda su Rai Uno ma che sarà presto anche nelle sale. Il Caravaggio della Rai è un'opera dal doppio formato: miniserie in due puntate per la televisione nazionale e riduzione cinematografica pensata per il mercato estero che, almeno sulla carta, si preannuncia un prodotto di grande qualità.

Può spiegare quali sono queste similitudini?
Mi ha sconvolto scoprire, mentre leggevo la biografia di Caravaggio, innumerevoli e strane coincidenze fra la sua vita e la mia. Queste scoperte mi hanno aiutato ad avvicinarmi alla sua personalità. In primo luogo lui è sceso a Roma da Caravaggio, in provincia di Bergamo, a 21 anni per intraprendere la sua carriera; io sono sceso a Roma alla stessa età partendo da Billongo, in provincia Bergamo, per fare l’attore. Quando abbiamo girato la scena della sua morte io avevo 39 anni: la stessa età in cui lui è morto. Caravaggio aveva tre fratelli uno dei quali era sacerdote; io ho tre fratelli uno dei quali è sacerdote. Un suo primo commissionario d’opera era un banchiere toscano che si chiamava Orazio Costa; io mi sono diplomato all’accademia d’arte drammatica con il mio maestro Orazio Costa. Anche lui, come me, per i primi due anni in cui abitava a Roma veniva deriso per il suo accento bergamasco. Lui come me adorava i carciofi. Un brivido mi ha percorso la schiena quando il critico d’arte Maurizio Marini mi ha fatto leggere uno scritto di Caravaggio per scoprire la sua energia: era la ricevuta del 1600 in cui dichiara di aver ricevuto 400 scudi per due dipinti. Datava 4 luglio: il giorno della mia nascita!
Non ci possono ancora credere, ma è tutto vero.

Magari anche lei sa disegnare?
No, ho dipinto dei quadretti solo fino a 14 anni. Mi piaceva molto la china, l’acquerello e il carboncino…non sono mai passato all’olio.



Com’è nato il Caravaggio di Boni?
A parte la preparazione sul personaggio quello che è successo sul set è stato magico. Magari pensavamo una scena a tavolino per ore, poi tutto cambiava perché c’era il vento che mi mandava la sabbia negli occhi mi dava lo spunto di creare, istintivamente, un’altra cosa: questa è la magia del cinema. Mi ha aiutato tantissimo la maschera facciale. All’inizio ero titubante, mi tremavano i polsi perché non sapevo se accettare questo personaggio poi ho fatto un grande provino di trucco e mi sono convito perché ho visto una certa rassomiglianza. Mi hanno trasformato con le lenti scure, allargando il naso, mettendo il pizzo e d’un tratto Michelangelo Merisi non era più un estraneo per me ma una specie di nonno. Una specie di memoria emotiva che è tornata dentro di me mi ha pervaso. Inoltre sono stato aiutato dai costumi, dalle scenografia che mi immergevano nell’atmosfera della Roma del 600. Confesso che mi sentivo più Caravaggio che Boni e, quando finivo di girare e mi mettevo le scarpe da ginnastica ed i jeans, mi sentivo a disagio. Per tre me mesi sono catapultato totalmente nel mondo di Caravaggio è stata un’esperienza bellissima perché mi sono lasciato catturare dalle sensazioni che percepivo.

Come si è preparato a questo ruolo?
Ho visto tutti film realizzati su Caravaggio: da quello interpretato da Volonté, passando per Amedeo Nazzari fino a quello di Derek Jarman. Sicuramente mi ha condiziono soprattutto l’interpretazione di Volontà che è uno dei miei attori preferiti: ho assorbito ogni una sua frase, ogni suo cipiglio perché sentivo che erano giuste. Poi, nsieme a tutto quello che ho visto e letto su Caravaggio, ho cercato di creare una mia unicità di interpretazione facendomi trascinare dal regista. Non ho mai cercato di scimmiottare nessuno, ma cerco di studiare i più grandi perché hanno sempre qualcosa da darmi. Questa non è una determinazione cerebrale ma passionale.

Qual è l’emozione più grande che ha provato sul set?
Una delle emozioni più grandi che ho ricevuto interpretando questo personaggio è stata nella chiesa di San Luigi dei francesi a Roma. Eravamo nel buio totale quando Storaro ha messo delle candele sotto le tele di Caravaggio. Io erò lì in mezzo a due quadri e vedevo vibrare le membra dei personaggi sulle tele in modo quasi tridimensionale: è stata un’emozione che mi porterò dietro tutta la vita perchè ho visto i suoi quadri nell’essenza del 1600. Avverto ancora la ieraticità che Caravaggio esprime così come tutti sul set subivano il suo fascino: dal regista all’ultimo macchinistista. E, siccome io interpretavo Caravaggio tutti mi veneravano facendomi appassionare ancora di più a questo personaggio che rimarrà nella storia della mia carriera anche perché è la prima volta che interpreto un personaggio realmente esistito ed una figura storica così imponente.


Bellissimo e struggente
Alessio Boni
Nel film "Viaggio segreto"



(Domenica 17 Febbraio 2008)


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