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Due film in concorso, uno in una selezione collaterale

Toni Servillo ambasciatore al festival di Cannes

L'Italia riconquista la Croisette


di Roberto Leggio


La paura era che l’Italia restasse, come l’anno scorso, a bocca asciutta. Invece, contro ogni previsione, il nostro cinema torna protagonista al 61 Festival di Cannes, con ben due film nella selezione ufficiale e un terzo nella “Quinzanne de Realisateur”.
Sono tre storie che hanno a che fare con alcune sfaccettature della nostra cultura… non necessariamente in maniera positiva.
Il film di Paolo Sorrentino, Il Divo, ad esempio, racconta la “maschera” di Giulio Andreotti, grande statista e politico diabolico, anello di collegamento di tutta la politica italiana, dalla fondazione della Repubblica ad oggi. La scelta del patron, Jiles Jacob, non è così azzardata. Anzi arriva proprio nei giorni di insediamento del nuovo governo. Non è un film per i soli italiani, o per un’unica generazione; è tutt’al più uno specchio della storia degli ultimi sessant’anni del nostro paese attraverso un personaggio importante. Andreotti, appunto. Un’analisi universale che si potrebbe far aderire ad un qualsiasi paese del mondo.
Lo stesso si potrebbe dire di Gomorra, tratto dal celeberrimo romanzo inchiesta di Roberto Saviano. Il film narra, naturalmente di Camorra e della sua pregnante infiltrazione nel territorio campano. Una storia importante, girata proprio nei luoghi più degradati della periferia napoletana e ha per protagonista (come per Il Divo) Toni Servillo. La sua doppia presenza fa ben pensare per la conquista di un premio. Per il momento (mentre scriviamo) ci basta pensare, orgogliosamente, che il suo volto è l’immagine del festival di quest’anno.
La terza opera presente a Cannes è Il resto della notte, dell’esordiente Francesco Munzi. E’ una storia scritta in tempi non sospetti e soprattutto molto prima della pesante “affermazione” leghista nel nord Italia. La pellicola analizza con piglio drammatico e tragico, la diversità, l’emarginazione ed il mal di vivere nel “motore economico” del nostro paese. Un piccolo film, ma che già sulla carta ha la forza di non passare inosservato. Quindi al festival vedremo opere che mostrano l’Italia in tutte le sue contraddizioni. Ma è soprattutto un riscatto morale ed artistico del nostro cinema, che l’anno scorso era stato dimenticato (snobbato addirittura per la poca profondità dei temi trattati), dalla più grande kermesse cinematografica del mondo. E se pensiamo anche che fuori concorso ci sarà la proiezione di Sangue Pazzo (apologo sul cinema del periodo fascista con Monica Bellucci e Luca Zingaretti), di Marco Tullio Giordana, il cerchio è completo. Insomma il resto del mondo torna ad accorgersi che il cinema italiano non è morto, anzi sta attraversano un nuovo “rinascimento”. Ma si sa il cinema mondiale è un mare in perenne cambiamento. E quindi aver mancato un appuntamento non significa per forza essere stati retrocessi ad un piano inferiore. L’ha perfino sottolineato Jacob, affermando che la selezione del cinema italiano al concorso di quest’anno è una dimostrazione d’affetto nei confronti di una delle cinematografie più importanti del globo. Certo contro di noi avremo molti autori pesanti. Ma la competizione è sempre una roulette. A volte la Palma d’Oro viene assegnata a film, si meritevoli, ma che spesso si discostano dal gradimento della critica. Augurare “vinca il migliore” è di per sé un eufemismo. Comunque la serietà delle giurie di Cannes è storica. Quest’anno ad esempio sarà portata avanti da Sean Penn, autore poco amato in patria (anticonvenzionale per eccellenza per tutte le sue scelte artistiche e politiche), ma affermatissimo all’estero. Vedremo cosa accadrà, dato che ogni volta che c’è stato un regista sui generis alla tolda di comando, il festival ha premiato film non propriamente convenzionali. Ad ogni modo Penn, o meno, il Festival numero 61, si appresta ad essere l’inizio di un nuovo ciclo. Con meno film in concorso (solo diciannove), con una volontà (dalle parole degli organizzatori) “di farli emergere ed aiutarli a vivere”. La definizione è chiara: puntare sulla qualità che possa poi giungere ad un pubblico sempre maggiore. Per il resto il festival di Cannes ha sempre puntato agli autori e dei suoi miti in pellicola. Così Clint Eastwood, non stona per niente con il suo The Changelling, thriller psicologico impostato sul rapimento di un bambino, interpretato da Angelina Jolie. Un’opera intrigante che forse, visti gli ultimi capolavori del vecchio cowboy, potrebbe ipotizzare la Palma d’Oro. Non è da meno Atom Egoyan, spesso presente al Festival, che quest’anno si ripresenta con il drammatico Adoration. La stessa cosa per i fratelli Dardenne che con Le Silence de Lorna, andranno a caccia della loro terza palma, nel giro di dieci anni. Interessante sarà vedere anche il Che (Guevara) di Steven Soderberg, finalmente arrivato al termine dopo varie vicissitudini. La faccia del più grande rivoluzionario del ‘900, è quella di Benicio del Toro, "massiccio" attore messicano che nel progetto ha sempre creduto. Il film lungo ben quattro ore, sarà proiettato tutto di fila, senza interruzioni. Sarà interessante sapere come verrà distribuito qui da noi, poco avezzi a film superiori alle tre ore. Wim Wenders invece porta in scena una storia completamente ambientata a Palermo. Palermo Shooting (scusate il bisticcio) è un thriller intriso di romanticismo, che vede come interpreti oltre alla nostra Giovanna Mezzogiorno, anche Lou Reed e Patty Smith. Una coproduzione italiana con la quale il maestro tedesco mostrerà una Palermo insolita ed intrigante mai vista prima sullo schermo. Fra gli eventi speciali segnaliamo l’atteso quarto episodio della saga di Indiana Jones realizzata da Steven Spielgerg che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe farsi vedere sulla Croisette. Avventuroso anche il documentario su Maradona, diretto da Emir Kusturica e l’altro più terreno sulla vita di Roman Polansky, già presentato al Sundance.
Tra i titoli figura pure Woody Allen, per una volta rinunciatario a Venezia, con Vicky Cristina Barcelona, commedia romantica dal sapore europeo con al centro alcuni turisti americani alla conquista della Costa Brava.
Ma soprattutto l’evento maggiore sarà la festa in onore di Manoel de Oliveira, centenario regista (compierà un secolo l’undici dicembre) portoghese che verrà omaggiato con il suo film d’esordio, ancora muto, targato 1931.
Cento di questi anni, proprio come il cinema. Essenza stessa dei emozioni…

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(Giovedì 24 Aprile 2008)


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