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Remake americano di The call-Non rispondere di Takashi Miike

Chiamata senza risposta

Meno impatto emotivo, ma ritmo più scorrevole


di Mirko Lomuscio


The ring, The grudge e The eye: tre classici dell’horror orientale che puntualmente hanno avuto la loro trasposizione americana, con diversi risultati. A dirigere il remake a stelle e strisce di The call-Non rispondere di Takashi Miike è il transalpino Eric Valette, che con il suo Malefique ha saputo accattivarsi il favore degli appassionati di cinema horror.
La trama di Chiamata senza risposta è pressochè identica all'originale nipponico: l'annuncio della morte arriva con lo squillo del proprio cellulare, ma quella che si sente non è la solita suoneria.
Se il malcapitato commette l'errore di rispondere alla chiamata vede apparire sul display il giorno e l'ora della suo omicidio.
Il misterioso assassino via filo colpisce Beth (Shannyn Sossamon) e le sue amiche, le quali, una per una, muoiono sotto l’effetto di tale maledizione. Ma la ragazza vuole scoprire il dilemma di queste strane morti e, aiutata dal detective Andrews (Edward Burns), fratello di una delle vittime, indaga fino all'origine del male. Tutto sembrerebbe cominciare con la morte violenta dell' infermiera Marie Layton (Rhoda Griffis) avvenuto durante l'incendio di un ospedale. A questo punto inizia per Beth la corsa contro il tempo per cercare di sfuggire al terribile messaggio che ha visto apparire sul proprio cellulare.



La domanda che sorge spontante dopo aver visto questo film è: ma perchè gli americani continuano imperterriti a sfornare remake fotocopia dagli horror orientali?
Nonostante la banalità dell'operazione bisogna, però, ammettere che, nel caso di Chiamata senza risposta, Valette se la cava egregiamente, anche se il risultato non riesce a ricreare l’atmosfera dark e il fascino horror del capostipite firmato Miike.
Quello che il film perde in termini di coinvolgimento emotivo e fotografia coinvolgente, lo riconquista con un lavoro di sonoro e di montaggio incentrati sullo spavento fine a se stesso, dando così quel giusto brivido a sprigionare paura nello spettatore.
La pellicola di Valette, a differenza dell'originale regala uno stile narrativo scorrevole, grazie alla sceneggiatura di Andrew Klavan (Don’t say a word).

giudizio: * *



(Venerdì 6 Giugno 2008)


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