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I temi della morte e del dolore (3)

Dolori e mal di cinema

Noi due sconosciuti


di Sandro Russo


L'intervento di Sandro Russo, giunto alla terza parte, affronta il film Noi due sconosciuti (Things we lost in the fire), a partire dal quale si è aperta la discussione su su temi delicati e coinvolgenti come la morte o il dolore.

Elizabeth Costello è il titolo di un libro e un personaggio -una scrittrice australiana- di John Maxwell Coetzee, premio Nobel per la letteratura, 2003.
Elizabeth Costello entra nel merito della rappresentazione del Male prendendo la parola in una delle sue conferenze. In questa sede cita lo scritto di uno storico che, per rendere più pregnante la sua cronaca dell’eccidio seguito al fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, descrive minuziosamente i fatti -che in nessun modo egli avrebbe potuto conoscere- avvenuti nella camera della morte, dove i dodici responsabili dell’attentato furono torturati e infine strangolati con particolare sadismo.
Sfidando un auditorio ostile, Elizabeth si dice fieramente in disaccordo con quella rappresentazione del Male: “Nel rappresentare le azioni del male, lo scrittore non potrebbe involontariamente averlo reso attraente, ottenendo con questo l’effetto opposto a quello voluto?
Ci sono molte cose cui assomiglia questa storia del raccontare.
Una di queste è la bottiglia che contiene il genio. Quando il narratore apre la bottiglia, il genio esce nel mondo, e rimandarlo indietro non è uno scherzo. "Questa è la sua posizione al crepuscolo della vita: tutto considerato, meglio che il genio rimanga nella bottiglia.
Elizabeth Costello non è più così convinta che la gente venga sempre migliorata da quello che legge. Inoltre non è convinta che gli scrittori che si avventurano nei più oscuri territori dell’anima ne escano sempre incolumi.

Queste considerazioni mi sono venute in mente vedendo un film, ed hanno innescato tutti questi pensieri. Il film è Noi due sconosciuti, debutto in terra americana della regista danese Suzanne Bier.
La regista si è formata nel gruppo DOGMA di Lars Von Trier e Thomas Vinterberg.
Quest’ultimo è il regista di Festen, altra summa del dolore in una famiglia borghese.
Della Bier hanno avuto buona accoglienza da noi gli ultimi film prima dell’attuale: Non desiderare la donna d’altri (‘Brødre’, Fratelli) di cui è stata sceneggiatrice e regista nel 2004, e Dopo il matrimonio (‘Efter brylluppet’, regista nel 2006).

Frequentemente nei suoi film ella mette in scena dei triangoli sentimentali e sa rappresentare gli stati d’animo tormentati e il dolore dei suoi personaggi, fermandosi un attimo prima dell’eccesso.
La Bier ha da tempo abbandonato i formalismi della scuola di origine e ha scelto per quest’ultimo film degli attori eccezionali, Halle Berry e Benicio Del Toro, perfetti nei ruoli.

Possiamo allora delineare un filo guida, attraverso tutti i film presentati, su una tematica così densa di implicazioni?
Del dolore si può parlare solo fintanto che non si sia personalmente coinvolti; quando ci si è dentro, qualunque pur vasta preparazione teorica dissolve e ogni faconda lingua ammutolisce.

I medici, che della morte e del dolore hanno un’esperienza di prima mano, non ne parlano quasi mai, ma guardano con un’attenzione particolare al paziente che non si dibatte e non si lamenta: è probabile che sia quello che sta più male.

Non è un compito da poco, mettere in scena e coinvolgere in un dolore.
Mi sembra -su un tema così dirompente e fragoroso dal punto di vista emotivo– di preferire un approccio minimalista.
Trovo fastidiosi il sovraccarico di pianti e urla (un esempio per tutti: Babel), progetto peraltro miope, se finalizzato a suscitare un’empatia.
Come per altri campi, ciascuno risponde con i quanta di emozione che conosce o che è in grado di provare; alzare i toni non aumenta la partecipazione.

Trovo invece più toccanti i particolari, le agnizioni, la levità del regista nel far partire l’associazione, il ricordo della persona che è venuta a mancare.
In altri momenti, o in altri film, ho trovato suggestivi la particolare dissociazione dell’audio dalle immagini o l’uso parco del ralenti, entrambi effetti capaci di evocare lo ‘stato sognante’ del ricordo.
Ma la gamma degli artifici tecnici è quanto mai vasta: sono ‘lo sguardo’ e, di nuovo, ‘lo stile’ a fare la differenza.

Attraverso tanti film visti e partecipazioni subite/agite, saremo ora in grado di districarci nella –a volte dolorosa antologia che il cinema continua a proporci?

(3 - fine)


I temi della morte e del dolore (2)
Dolori e mal di cinema
Il dolore nel cinema americano di oggi
“Non siamo malvagi perchè facciamo del male, ma facciamo del male perchè siamo malvagi” - è la tesi del regista Abel Ferrara.

Una regista danese per un film prodotto da Spielberg
Noi due sconosciuti
Un film di attenzione e rigore morale
Un clima generale molto triste e pensoso, che però la recitazione e la tecnica sanno rendere accurati ed insinuanti, e danno all’opera cinematografica uno spessore nuovo e profondo.

Chi è Lars von Trier?
Il grande capo
Un successo prolungato per il suo ultimo film
Qual è la creatività di quest’epoca post-moderna, se non proprio la ricerca delle creatività?




(Domenica 6 Luglio 2008)


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