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Versione (poco) animata del Diluvio Universale

L'arca di Noè

Ennesima parabola per bimbi giudiziosi


di Paola Galgani


Abituati come siamo alle grandi produzioni americane di film di animazione, ricche di orge visive e sonore, sceneggiature sempre più mordenti con battute sagaci sull’attualità e colonne sonore alla moda, questo film che porta -non certo per la prima volta- sul grande schermo l’arcinota vicenda biblica cui dobbiamo tutti le nostre vite quasi ci commuove per la sua ingenuità anche visiva. Abbiamo dunque il barbutissimo Noè, allertato da Dio sulla necessità di apprestare l’Arca, che si fa in quattro per organizzare la spedizione. Vero protagonista del film è però il Leone Katanga, erede della famiglia regnante ma tutt’altro che pronto al gravoso incarico di re. A lui toccherebbe dirimere le questioni tra animali erbivori e carnivori, desiderosi di dimezzare la flotta per nutrirsi nel modo che la natura ha indicato loro. Il giovane Katanga, purtroppo, pensa solo ai bagordi e a curare la sua immagine leonina con balsami e massaggi; meno male che lo accompagna Karaley, la leonessa innamorata che gli darà la giusta svegliata finché il ‘microcosmo Arca’ non raggiungerà l’equilibrio agognato, con conseguente salvezza generale e una brutta fine per i malvagi di turno.



La storia dell’arca con i variegati animali ed il ‘siparietto thriller’ delle grandi onde minacciose ha sempre catturato l’immaginario infantile, ed in questo senso è una scommessa vinta in partenza. L’incongruenza del lavoro è che i creatori, sulla scia degli americani, pretenderebbero di trascinare anche papà e mamme con vari stratagemmi, quali l’alternanza alle prevedibili vicende delle bestiole con quelle più adulte di Noè, alle prese con acide nuore e figli inetti, e di Bibbio, indaffarato sulle sfere celesti a rubare frasi per scrivere il suo ‘bestseller-Bibbia’. Il risultato è che tutte le operazioni volte in tal senso risultano banali per gli adulti e incomprensibili per gli spettatori che abbiano circa un lustro di età (il target più adatto). Così ad esempio funzionano poco gli accenti regionali italiani, pur scelti accuratamente per ogni animale, ed i vari riferimenti alle tematiche attuali, ad eccezione dell’originale rappresentazione del ‘bamboccione’ (non è mai troppo presto per ragionare sul senso di responsabilità). Efficace il tema portante del film, la convivenza tra diversi, che riporta alle nostre società multietniche (ne saprà qualcosa il pluripremiato regista Juan Pablo Buscarini, argentino formatosi in mezza Europa).
La grafica classica non riserva sorprese: i disegni spigolosi dai colori un po’ spenti, non privi di un certo fascino e vitalità, ricordano nostalgicamente il passato (più “Libro della giungla” che “Ice Age”) ed hanno il merito di mostrare ai piccoli che esiste qualcosa di diverso dalla spesso fredda computer grafica; abbondano i primi piani a sostegno dei dialoghi incessanti, a discapito delle raffigurazioni panoramiche che pur il tema offrirebbe.
Il ritmo comunque non viene mai meno, e gli occhi dei piccini -purché non siano troppo smaliziati- non si staccano mai dallo schermo anche grazie a una colonna sonora non pressante ma maestosa nei momenti giusti. Momento clou: la formosa panterona Marlene scatena l’animalesca platea interpretando maliziosamente un mai tanto appropriato ‘I will survive’.

Giudizio: **



(Mercoledì 1 Ottobre 2008)


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