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Frank Darabont torna alla regia dopo sette anni

The Mist

Eccellente horror tratto da un racconto di Stephen King


di Mirko Lomuscio


Famoso per aver trasposto già su grande schermo due opere di Stephen King, portandole direttamente alla notte degli Oscar (senza neanche vincere una statuetta), Frank Darabont, dopo un’assenza di sette anni (il flop The Majestic con Jim Carrey è la sua ultima opera), torna sugli schermi con The mist, horror apocalittico tratto da un racconto della raccolta Scheletri di King.
In una piccola città degli Stati Uniti, dopo una violenta tempesta, succede qualcosa di strano:una fitta nebbia avvolge tutto quanto e chiunque provi ad addentrarsi muore inspiegabilmente, ucciso da chissà cosa.
Per un gruppo di superstiti, tra cui David Drayton (Thomas Jane) e suo figlio Billy (Nathan Gamble), l’unica salvezza è chiudersi in un supermercato e aspettare che tutto finisca.
Ma l’attesa non farà altro che aumentare la tensione tra loro e le conseguenze li vedranno coinvolti in qualcosa al di fuori del normale.
Darabont in passato ha sempre soddisfatto i suoi spettatori regalando emozioni e messaggi di vita che difficilmente si dimenticano, anche se realizzati in modo un po’ troppo superficiale a dire il vero.



Stavolta lo sceneggiatore regista sbalordisce anche chi dubitava in riguardo alle sue doti:The mist è un horror che lascia il segno come hanno fatto alcuni vecchi cult movie del passato.
L’avvio è dei più classici con tanto di assedio e psicologie dei personaggi che spiccano, qualcosa vicino al cinema di John Carpenter per intenderci, poi il film prosegue allargando il suo sguardo sul genere horror e facendone un’attualizzazione dei nostri tempi come solo George A. Romero sa fare.
Aggiungete al tutto un’atmosfera degna del miglior Shyamalan e otterrete un qualcosa che davvero sbigottisce per l’audacia di come sa giocarsi la carta della metafora moderna.
Perché ricordatevi che il genere horror è soprattutto riportare alcune realtà sottoforma di situazioni simboliche.
Darabont lo sa bene e firma un film che respira intrattenimento anni ’80 con senso della metafora anni ’70, usufruendo di un cast all’altezza che va da un bravo Jane (The punisher) ad una superlativa Marcia Gay Harden (Oscar per Pollock), senza dimenticare caratteristi notevoli come William Sadler (Le ali della libertà) e Jeff DeMunn (Il miglio verde), due volti abituali nel cinema di Darabont.
E’ vero che The mist frulla stili e situazioni da altri prodotti passati, una scena in particolare è presa da Aliens-Scontro finale di James Cameron, ma quello che ne esce fuori è un punto di vista personale che affascina e colpisce, facendo anche riflettere su questi tempi che vanno sempre più a deteriorarsi a causa di guerre e lotte di religione.
Una dote che solo i film horror del passato avevano e che questa pellicola ci ripropone con grande forza emotiva.


giudizio: * * *



(Mercoledì 8 Ottobre 2008)


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