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Non convince il debutto alla regia di Marco Pontecorvo

Pa - ra - da

Pellicola sui ragazzi di strada di Bucarest


di Francesco Castracane


Regia: Marco Pontecorvo (opera prima)
Anno di produzione: 2008
Durata: 100'
Tipologia: lungometraggio
Paese: Italia/Francia/Romania
Produzione: Panorama Films, Yalla Films, Domino Film;
in collaborazione con Rai Cinema
Formato di ripresa: 16mm
Post Produzione: Digitale Intermediate
Formato di proiezione: 35mm, colore
Ufficio Stampa: 01 Ufficio Stampa / Studio PUNTOeVIRGOLA
Vendite Estere: Beta Film GmbH


Trama

Narra la vera storia dell'artista di strada franco-algerino Miloud Oukilj. Recatosi a Bucarest nel 1992, 3 anni dopo la caduta del regime comunista di Ceausescu, tenta con fatica di aiutare i "boskettari", ragazzi di strada orfani o fuggiti di casa. Per allontanarli dalla vita di miseria, prostituzione, droga (sniffando colla o vernice) che conducono organizza degli spettacoli clownistici, con l'aiuto di alcuni volontari e del sacerdote salesiano don Guido.

Recensione:

E’ con molto imbarazzo che mi accingo a scrivere questa recensione: soprattutto in questo caso è necessario distinguere l’oggetto dal soggetto. Ovvero, nonostante le buone intenzioni e il massimo rispetto per l’associazione che si occupa dei bambini di strada di Bucarest (il soggetto), il film (l’oggetto) che ne parla è piuttosto malriuscito. La pellicola manca completamente di pathos, i personaggi sono appena abbozzati e anche la rappresentazione dei bambini è piuttosto stereotipata. E’ completamente assente la nascita e lo sviluppo del rapporto fra l’educatore di strada e i ragazzi i quali sono rappresentati senza alcuna risorsa e sempre tristi o immusoniti. Le gamme dei sentimenti, negativi e positivi, sono completamente annacquati in una sceneggiatura banale e senza guizzi. E’ un peccato, perché le premesse per sviluppare una storia interessante ci sono tutte. Ma di queste storie se ne descrive unicamente la superficie. Sarebbe interessante scoprire meglio le vicende di Miloud e delle sue motivazioni. Non ne conosciamo l’inizio e non ne conosciamo il contesto, dato per scontato. Si obietterà che Miloud non è importante, poiché il nostro obiettivo deve essere centrato sui bambini. Ma anche in questo caso l’obiettivo è piuttosto sfocato. Il gruppo di minori non emerge mai dalle nebbie di una descrizione appena abbozzata. Stereotipata. Senza profondità. Senza storia.
Cosa rimane? Gesti insensati dal punto di vista educativo, tappe di un percorso sconnesso e privo di senso. Anche la realtà degradata che viene mostrata nel film, è edulcorata e posticcia, rinunciando così a priori a mostrare il contrasto fra il progressivo emanciparsi dalla miseria e il contesto dal quale queste persone si stanno tirando fuori. Si è parlato, a mio parere a sproposito, di neorealismo. Ma di neorealismo in questo film forse c’è il tentativo di agguantare l’ombra sfuggente del disagio, mancando la tensione etica e emotiva di quel genere. Bella e interessante la fotografia e il commento musicale, che però non risultano essere sufficienti a coprire la povertà di sceneggiatura.
Ciò naturalmente non toglie nulla all’importanza del progetto al quale il film è ispirato, importante e coraggioso, che va comunque sostenuto per la sua originalità. Pur apprezzando l’impegno di Marco Pontecorvo che alla sua prima prova come regista, ha tentato di uscire dalle storie asfittiche e piccolo borghesi degli autori “impegnati” italiani, che ragionano sull’arrossamento del proprio ombelico, sarebbe stato auspicabile maggior coraggio e mano più sanguigna nello sviluppo della storia.



(Sabato 27 Dicembre 2008)


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