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La vita vista al contrario

Il curioso caso di Bemjamin Button

Poesia ed emozione di una esistenza


di Roberto Leggio


La storia di una vita, non è solo il percorso temporale di un singolo, ma anche la concatenazione di tanti piccoli eventi che la rendono unica. Le emozioni, i desideri, i ragionamenti, le scelte, le passioni, i dolori; sono le particelle del viaggio terreno di una persona che si infrangono, scompaiono e si annullano con la morte. Tutto molto semplice e lineare. Nulla di così misterioso, niente di così astruso. Quindi andiamo alla radice del problema. Vivere al meglio assaporando ogni istante senza dover rimpiangere nulla. Ecco il punto. Ed ecco anche il senso dell'opera monstre de Il Curioso Caso di Benjamin Button. Film sulla vita e della sua follia chimica. La vita al suo meglio, in ogni stagione dell'esistenza, dalla nascita alla morte. E non è importante come sia stata vissuta. Perché ogni momento è magico. Vitale.
La vita di Benjamin Button però è particolare. Nato vecchio vede la sua vita srotolarsi al contrario. Così quando nasce nel 1918, lo stesso giorno della fine della prima guerra mondiale, ha l'aspetto di un ottantenne. Vive nella serenità di una casa per anziani portata avanti dalla madre putativa di colore, che non lo rinnega, ma lo cura come un figlio vero. Così a contatto con i vecchi, che ogni tanto lasciano uno spazio vuoto, Benjamin comprende il senso della sua vita straordinaria, perché mentre gli altri invecchiano lui, al contrario ringiovanisce. Con questo spirito a undici anni vede e si innamora di una bambina, un poco più piccola di lui, che incosciamente capisce che quel vecchietto è come lei: dolce e fragile come un bambino. La loro storia si dipana per tutto il film; e le loro “storie” attraversano il secolo, sfiorandosi, amandosi (solo nel fuggevole lampo di sintonia fra età anagrafica e mentale), lasciandosi e ritrovandosi nuovamente, alla fine quando lei ottantenne si trova ad accudire un infante che ha perso la memoria, ma che ha la forte sensazione di “aver vissuto una vita intera, senza ricordare nulla...”.


David Fincher dirige con mano sicura questa fiaba che è un vero e proprio inno alla vita, mutuandola in parte da un racconto di Francis Scott Fitzgerald. E per farlo si prende tutto il tempo necessario per raccontarla (circa tre ore), perché la scansione degli eventi, la presa di coscienza di entrambi, deve attraversare il loro arco vitale. Così è molto importante l’escamotage narrativo della lettura del diario dell’uomo, vissuto al presente al cospetto del letto di morte della vecchia amica/amate, mente si sta per scatenare l'uragano Katrina, catarsi stessa della vicenda in sé. Il finale, quello che forse resterà più impresso di tutto il film, prende davvero allo stomaco per la poeticità, perché, in qualche modo tutti noi ci vorremmo riconoscere nel Benjamin Button neonato che “allontanandosi” si riprenderà il naturale scorrere del tempo. La candidatura a 13 Oscar è forse eccessiva, sebbene l’ottima prova degli attori (Brad Pitt e Cate Blanchett) e gli effetti speciali, originali e necessari per rendere visonariamente realistica la vicenda. Se di pecca bisogna parlare è forse la troppa assonanza con Forrest Gump (lo sceneggiatore Erich Roth è lo stesso), per il quale si rischia il senso di già visto (soprattutto negli eventi legati alla storia del XX secolo). Alla fine però il risultato è emozionante. Perché impone a scavare nel nostro intimo. Nel nostro vissuto.

Giudizio **1/2

Successo al botteghino per "Il curioso caso di Benjamin Button"
Brad piace anche da vecchio
Primo in classifica nel week end



(Giovedì 12 Febbraio 2009)


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