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La storia di un politico dichiaratamente omosessuale

Milk

Candidato a otto Oscar


di Pino Moroni


Gus Van Sant è stato sempre un regista originale (Da morire 1995; Will Hunting 1997; Elephant 2003; Paranoid Park 2006).

Molto amato dai giovani per quel pizzico di perversione e sregolatezza che connota le sue storie, ha toccato vari argomenti tabù. Finchè è giunto alla storia dell’emancipazione dei gay americani negli anni ’70 (anni nei quali abbiamo già visto film sulle emancipazioni delle donne e dei neri) con il film Milk, biografia del primo gay dichiarato eletto nelle istituzioni.

Il film, al di là delle poche scene d’amore omosessuale (precedute già da quelle di Ang Lee ne I segreti di Brokeback Mountain 2005), narra la storia di Harvey Milk, un gay che si dà alla politica per difendere i diritti degli omosessuali contro l’intolleranza e le leggi discriminanti dei gruppi reazionari. Si batte contro la famosa Proposition 6, che voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche.


Milk vive e colonizza il quartiere di San Francisco, Castro, abitato da omosessuali arrivati con il passaparola da tutta l’America. Giovani in rottura con l’universo ottuso familiare, pronti ad uscire dalla clandestinità a cui erano stati abituati. La frase ripetuta è «l’hai detto a tuo padre?».
Milk, attivista dinamico prova, a diventare consigliere del consiglio comunale della città e partecipa alle elezioni per ben tre volte, finché vince, aiutato nella campagna da una riforma e da una donna gay.
Divertente la battuta della donna che entra in un gruppo tutto maschile «Avete qualcosa contro le donne? ».

Certo, le sue campagne elettorali sono diverse da quelle cui siamo abituati (Quarto potere di Orson Welles 1941; Tutti gli uomini del re di Robert Rossen 1949 con il remake di Steven Zaillian 2006 interpretato sempre da Sean Penn; L’ultimo urrà di John Ford 1958; Il candidato di Michael Ritchie 1985 con Robert Redford).
Minimalista e picaresca, senza i mezzi finanziari delle lobbies, osteggiata dai poliziotti e dai gruppi reazionari, la compagna elettorale sposta il focus della trama dai problemi dell’individuo gay a quelli della società americana fino ad arrivare a quelli del potere degli uomini politici.


Ma a questo punto il film perde di originalità e tensione, diventando il racconto di ripicche e scambi di voti, piccole invidie e colpi bassi di politicanti perversi (come lo stesso Milk) fino ad arrivare alla tragedia finale, tratta dalla storia vera: Milk ed il Sindaco Moscone vengono uccisi da un consigliere cattolico irlandese.
Cinema molto datato. Peccato perché il film così perde la freschezza e genuinità dei movimenti civili americani, dei ghetti effervescenti e naturali dei gay, con le loro musiche, abbigliamenti ed idee, desiderosi di essere riconosciuti come esseri umani degni di rispetto e di tutti i diritti civili. e segue la strada della retorica didascalica.

È candidato a otto premi Oscar, tra l’altro per il miglior film, la regia, la sceneggiatura, il montaggio, i costumi e le musiche. Ottima l’interpretazione di Sean Penn e dell’amante Josh Brolin, candidati entrambi come migliore attori, protagonista e non.
Nelle scritte finali, il tragico destino dei sodali di Milk, morti di Aids per essere vissuti quando ancora della malattia non se ne sapeva nulla.


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(Giovedì 19 Febbraio 2009)


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