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La leggenda di Juan Piras Perón

Identità - La vera storia di Juan Piras Perón

Un bel film sull’emigrazione e le sue leggende


di Piero Nussio


«Il cinema, amico, è l’arte del racconto». La parafrasi del famoso verso di Vinicius de Moraes mi veniva in mente alla presentazione del film-documentario Identità - La vera storia di Juan Piras Perón (2008), che si è svolta il 19 febbraio alla Casa Argentina di Roma.

Il mistero, il plot che regge la trama, ha ben poco spessore, e la sua migliore giustificazione sta nella frase –che manca nel film, e lo avrebbe reso tutt’altra cosa- che il protagonista ha rivolto alla co-protagonista il giorno che l’ha conosciuta.
Situazione: a Roma, in un locale, due ragazzi. Lui, Piero Salerno, bel ragazzo sfrontato, faccia da sardo oltre ogni dubbio, tenta il “rimorchio” di lei, Faustina Hanglin, simpatica ragazza appena arrivata dall’Argentina: «Sai, io sono il nipote di Perón… ». La frase non si limita a far colpo sulla ragazza, ma la fa letteralmente cadere dallo sgabello.


Iniziando così, come “leggenda metropolitana” e analizzando poi la storia –come fa il film- fra le steppe ventose della Patagonia (al sud) e i paesini desolati dello stato di Senta Fé (al nord), il racconto sarebbe stato una stupenda favola del mondo al di là del mare. Poi, di contrappunto, i disegni animati che lo intercalano, e lo concludono a mo’ di vera leggenda.

È chiaro che nessuno avrebbe saputo rinunciare, sulla costa di Trelew, alla vista della balena franca australe, con i suoi spruzzi ed il muso “sporco di fango rappreso”.
Ugualmente, risalendo il territorio argentino, come fare a meno di vedere immagini dei trenini dell’esplorazione, dei macinini che avevano accompagnato al nord i primi pionieri venuti dall’Europa?



Perché rinunciarvi, tanto più che il fantomatico Giovanni Piras, Juan Piras Perón,solitario e veritiero protagonista della pellicola, aveva lavorato proprio a costruire quella ferrovia e sognava di farci il macchinista.
Il pretesto narrativo è proprio questo: nel 1909 parte da Mamoiada, in Sardegna, il diciassettenne Francesco Piras con un gruppo di compaesani per andare a far fortuna in Argentina. Francesco sa scrivere, e lo fa regolarmente, inviando lettere per un paio d’anni alla famiglia. Poi smette di farlo, e non dà più tracce di sé.

Quarant’anni dopo, nel 1951, la sorella rimasta in paese crede di ravvisare una somiglianza fra lo scomparso fratello ed una foto del dittatore argentino Juan Domingo Perón. La storia finisce sul quotidiano L’unione sarda e viene poi ripresa da qualche “erudito” locale, che ci scrive sopra un libro. Internet si occupa di dare ulteriore diffusione alla diceria, elevandola al rango di leggenda.
Cosa migliore di tutte, il pronipote Piero Salerno –studente a Roma- se ne serve per far colpo sulle ragazze.


È ovvio, qualunque cosa ne pensino gli “eruditi” locali ed i complottisti sparsi, che oggi è persino banale sapere il gruppo sanguigno della Madonnina di Civitavecchia, il DNA degli attentatori di Dalla Chiesa dalle cicche fumate (danni del fumo…), le vera epoca cui risale la Sindone.
Nel caso di Giovanni Piras basta confrontare la calligrafia delle sue lettere con quelle di Perón, o confrontare il DNA del dittatore argentino con uno dei suoi supposti parenti sardi. Oppure, senza tante analisi, basta riflettere che un ragazzo sardo di diciassette anni non potrà mai parlare lo spagnolo come sua lingua madre, e che nel caso di un oratore di professione è ben facile accorgersene.
C’è anche –l’ho scoperto alla proiezione- la leggenda opposta. Mussolini sarebbe nato in Argentina. Ma un italiano, che ben conosce la esse sibilante romagnola tipica dei discorsi del Cavalier Benito, non potrà mai crederci un solo attimo.
La leggenda, allora, e l’arte del racconto. I due protagonisti, Piero Salerno e Faustina Hanglin, sono più che credibili come attori, sono veri.


La regista Chiara Bellini è brava, ma le è mancato il coraggio di dare al film un’impronta forte: forse mal consigliata ha continuato a giocare sull’equivoco del possibile cambio di identità. Ne ha fatto –in parte- un film inchiesta, di quelli che si vedono in TV, da “Misteri” a “Voyager", ad altre trasmissioni sciocche dello stesso tipo. E, talvolta, ha anche rischiato di cadere in “Turisti per caso”.
Per fortuna –però- o per bravura sua non coercibile, ha dato spazio alla leggenda e all’arte del racconto. Grazie ai meravigliosi inserti animati, grazie all’inserimento in croma-key di vecchi filmati d’epoca nei disegni animati, grazie alla spontaneità di tanti intervistati, grazie alla ritrosia di chi non voleva farsi riprendere –e la macchina oscilla nell’inquadrarla e poi ritrarsi-, ne è venuto fuori un bel racconto poetico e leggendario di cosa sia l’emigrazione, la nostalgia, il ricordo, le generazioni…
Un film non del tutto compiuto, ma che vale veramente la pena di vedere. Mi ha ricordato il bellissimo film di Emanuele Crialese Nuovomondo (2006), e non è –penso- un complimento da poco.

Identità - La vera storia di Juan Piras Perón
Produzione: Morgana, 2008
www.morganalab.eu
Durata: 84’
Distribuzione: Cecchi Gori Home Video


DVD distribuito dalla 01
Nuovomondo
Disponibile dall'8 marzo

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(Venerdì 20 Febbraio 2009)


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