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Riscrittura pop del personaggio shakespeariano

Iago

Poca Gelosia, tanta Passione, tantissima Ambizione


di Elena Nesti


“Iago”, riadattamento in chiave moderna del’Otello di Shakespeare, è la seconda prova registica di Volfgango De Biasi, che con “Come tu mi vuoi” ha sbancato gli incassi nel 2007, cavalcando il successo dei college-movies.
Protagonista della pellicola è nuovamente Nicolas Vaporidis (Notte prima degli esami) al quale è affidato il ruolo dell’antagonista di Otello, Iago, qui centro del ribaltamento rispetto alla vicenda shakespeariana: Otello è il cattivo, mentre Iago è il bravo ragazzo con cui lo spettatore è chiamato persino ad identificarsi. In nome del proprio sogno che lo vede seduto al tavolo degli architetti di fama mondiale, Iago compie una difficile operazione verticale che gli permetta di porre la sua firma al progetto per la Biennale di Venezia, sbaragliando gli altri studenti universitari figli di papà, tra cui Otello (Aurelien Gaya), prescelto per coordinare il lavoro e Desdemona (Laura Chiatti), glaciale ed elegante figlia del Rettore di Facoltà. La conquista di questa principessa prigioniera nella torre d’avorio paterna, che si getta tra le braccia del bello e ricco Otello sembra essere il secondo obiettivo, sicuramente più alto, di Iago.
Gli inganni e i sotterfugi che egli mette in atto sono, forse, giustificati da questo nobile sentimento oppure si tratta solo di un antieroe che reagisce alle prepotenze. Certo Iago ha dalla sua le attenuanti di una condizione familiare ed economica disastrosa dalla quale cerca di riscattarsi e il coraggio di difendersi solo grazie alla propria intelligenza dalla sopraffazione, in quei piani dove l’accesso gli è precluso e dove non vige la meritocrazia.



De Biasi propone una favola nazionalpopolare poco affascinante, che non punta neanche tanto sui sospiri amorosi, diversamente dal palese modello del film, “Romeo + Giulietta” di Baz Luhrmann. Questo inficerà sul gradimento del target di adolescenti che i due attori protagonisti richiamano? Il messaggio ricercato che invece dovrebbe raggiungerli, sulla necessità dell’attivismo e della giusta dose di spregiudicatezza contro ogni ingiustizia, non è supportato da ragioni profonde, così che il finale appare gratuito.
Venezia fa da immobile teatro di posa, scenario per i lussuosi costumi quasi teatrali. Immancabile la scena della festa mascherata ultra-pop in villa, in cui si nota l’abile tocco di Luca Tommassini. Roderigo e Emilia (Lorenzo Gleijeses e Giulia Steigerwalt) perfetti come stravaganti spiritelli aiutanti di Iago.
Escluso l’aspetto formale (dialoghi basati sulla pochezza e la sceneggiatura televisiva), certe scelte appaiono invece anacronistiche, come il fazzoletto di seta che Otello regala a Desdemona per farsi perdonare, e che sarà nodo per lo scioglimento della vicenda.
Dopotutto - e la presenza di Gabriele Lavia nei panni di Brabanzio ci è mentore in questo - verso Shakespeare abbiamo il dovere non solo di tradurlo in senso moderno, ma anche di tradirlo. E il film ne è una possibilità.

Voto : * 1/2

Al cinema è la Desdemona di Otello, o meglio, di Iago
Laura Chiatti
Uno sguardo algido ma naturalmente ironico



(Martedì 24 Febbraio 2009)


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