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Rumoroso film d'azione

The International

Oggi il cattivo internazionale è "la Banca"


di Pino Moroni


The International non è una “spy story” o una “secret service story”, o una “James Bond story”, ma è la summa dei tre filoni ed altri ancora. È un film inflazionato di idee e brani interi di altri film di genere.
Molto più di un «dejà vu», è un collage di pezzi d’archivio rifatti. La sceneggiatura è una pagina incollata di ricordi, di film di genere di un secolo di cinema. Pagine ammodernate -s’intende- dove al posto della Spectre, della Russia o del KGB, ci sono le Banche e le finanziarie internazionali. Che fanno le stesse cose che facevano i precedenti cattivi: traffico d’armi, crimine organizzato e riciclaggio.
La nuova idea è quella di far indebitare sempre di più il mondo civile e legale per farlo tracollare. In questo, il film è stato profetico circa quello che sta succedendo oggi. Lo vediamo nel nostro piccolo: banche e finanziarie hanno già tolto soldi a tutti , e ora li danno a credito, per poter poi prendere gli ultimi bene al sole degli Stati e dei singoli.


Torniamo al film, dove c’è una banca lussemburghese chiamata BCCI, fondata a Karachi, ed il suo cattivissimo presidente, che vuol far indebitare alcuni “Stati canaglia” fornendo armi che non servono a niente, perché ha già venduto ai nemici ciò che le neutralizza.
Un piccolo pasticcio sul quale gira tutto il film, con la copia del cammeo di un film di Orson Wells: Clive Owen, agente dell’Interpol, cerca di registrare, con molta suspence, una conversazione che rivela le manovre della Banca. Come Charlton Heston nell’Infernale Quinlan.
Lo spaesato agente Salinger gira il mondo più patinato di James Bond (Berlino, Lione, Milano, Lussemburgo, Istanbul), spesso accompagnato dalla bella di turno, la piccola stupita biondina Naomi Watts.
I suoi “giri turistici” lo fanno poi arrivare in quel capolavoro di museo di arte moderna che è il Gugghenhain di New York. E il “nostro agente” lo distrugge con un milione di pallottole, nel corso di in un conflitto a fuoco con i killer della Banca.


Il regista tedesco Tom Tykwer ha usato tutto l’armamentario di ricchi cattivi, buoni ammazzati, triplo-giochisti, killer redenti, italiani onesti e coraggiosi (Luca Barbareschi e figli) e varie polizie cretine.
Il tutto accompagnato da fuochi d’artificio di armi, musiche psichedeliche, colpi di scena e fughe rocambolesche.
Come nelle migliori tradizioni: film per spettatori che assorbono dallo stomaco, mentre le logiche della storia sono superflue, oppure sempre le stesse. Storie inutili o incomprensibili, tanto usare la testa non serve.


Gli epigoni fanno rumore e confusione, James Bond diventa invece sempre più riflessivo:
È anomalo l’agente 007 dei nostri giorni
Quantum of solace
Due autori di spessore per uno strano thriller
"Un momento di requie” (traduzione italiana del titolo) per due menti del cinema. Troppo complicate per fare un film d’avventura.



(Lunedì 30 Marzo 2009)


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