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Pellicola che tratta il precariato con grande ironia

Fuga dal call center

Esordio alla regia di Federico Rizzo


di Mirko Lomuscio


Piccolo film italiano diretto dall’esordiente Federico Rizzo, giovane regista con alle spalle diverse esperienze nei cortometraggi e nei documentari (ma anche tre anni passati al servizio di un call center), Fuga dal call center è un’opera che parla di un argomento già trattato dal cinematografico italiano: il precariato.
Appena laureatosi in vulcanologia, con centodieci e lode, al giovane Gianfranco Coldrin (Angelo Pisano) non rimane altro che trovarsi un lavoro decente, qualcosa che gli permetta di mantenere il tenore di vita giusto assieme alla sua ragazza Marzia (Isabella Tabarini), con la quale convive felicemente.
L’unica occupazione che riuscirà a trovare sarà quello di operatore telefonico per un call center, luogo pieno di personaggi assurdi e colleghi sfruttati, tutti facente parte di una situazione sociale che tende a schiacciare i valori lavorativi dei giovani volenterosi come Gianfranco. Il tempo avanza e quella che sembrava essere solo una situazione lavorativa momentanea si trasformerà in una scelta di vita forzata che riguarda tantissimi giovani del nostro paese. A testimoniarlo il regista inserisce nella storia una serie di interviste a veri operatori telefonici. Interessante esordio cinematografico, Fuga dal call center anche se non è il primo film italiano a trattare questo argomento - prima di lui ci sono stati precedenti come Tutta la vita davanti di Paolo Virzì - riesce però a farsi notare per il sarcasmo che incide tutto il racconto.



Rizzo parla del precariato con una vena ironica notevole e gonfia una certa vera corrente di pensiero, fatta di principali opportunisti e impiegati sfruttati senza altra scelta, con un umorismo profondamente demenziale ma che in alcune mentalità attuali è più vera di qualsiasi altra cosa.
Interessante anche il lato documentaristico rappresentato da quelle mini interviste fatte ai giovani operatori call center che, con sdegno ed esperienza, elencano tutti i difetti di questo mondo lavorativo, fatto di contratti truffaldini e situazioni invivibili. Ciò apre una parentesi seria nel mezzo dell’aspetto ironico del film. Anche se la seconda parte del film è un po’ tirato via, con un avanzare quasi stanco e senza più avere una minima idea di cosa parlare, il lavoro di Rizzo è buono e lancia un messaggio contro il precariato molto più incisivo di altri film usciti sullo stesso argomento, Tutta la vita davanti di Virzì in primis. Bravi i due protagonisti con un Pisani (famoso comico di Zelig componente del duo Pali e dispari) a tratti infantile a tratti malinconico e una Tabarini (Brokers-Eroi per gioco) misurata, forse a volte troppo melodrammatica per il tipo di linguaggio usato riguardo al racconto, ma comunque sempre funzionale.
Inoltre comprimari notevoli come Natalino Balasso (Non pensarci), Debora Villa (Camera cafè in tv), il caratterista Luis Molteni (Il cartaio) e il critico cinematografico Tatti Sanguinetti (Il caimano), tutti a costellare con le loro facce questo tragico mondo descritto da Rizzo con uno stile comico ispirato al cinema di John Landis e all’umorismo acido dei primi due Fantozzi.

giudizio: * *



(Sabato 18 Aprile 2009)


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