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Il mistero di Mussolini

Vincere

Follia d'amore e di potere


di Roberto Leggio


Ognuno di noi porta dentro di sé un segreto. Una “ingombrante” zona oscura che ci portiamo dentro per comodo o solo per narcisismo. Nessuno di noi ne è immune in quanto siamo virtualmente tutti peccatori. Ma finché si tratta di persone ordinarie, nulla può cambiare il destino di una vita. E' quando questo segreto, questo peccato, appartiene a persone più in vista, che le cose cambiano diametralmente. Soprattutto se il segreto è legato alla personalità italiana più amata/odiata/controversa del secolo scorso: Benito Mussolini. Il Duce dell'Italia Fascista. Della sua vita sappiamo tutto, dalla sua ascesa alla sua caduta. Quello che non sappiamo, o almeno, non sapevamo fino a qualche anno fa, era che avesse avuto una moglie ed un figlio ufficiale. Non lo sapevamo fino ad un documentario apparso nel 2005 su Rai 3, dal titolo eloquente: Il Mistero Mussolini, nel quale si analizzava come il Duce, avesse sposato (prima di Rachele) una certa Ida Dalser e da lei avesse avuto un primogenito, Benito Albino Mussolini, negli anni della prima guerra mondiale, periodo nel quale egli mutò le sue ideologie socialiste in quelle fasciste.


Mutuando la questione da questa vicenda, Marco Bellocchio, ha tratto Vincere, film nel quale con drammaturgia e convinzione compone le tessere di quella storia controversa che finì con due vittime sacrificali (moglie e figlio), disconosciuti e lasciati morire in due manicomi diversi con il bene placido della chiesa e del partito fascista. Bellocchio, antifascista e anticlericale convinto, non ha mano leggera nel tratteggiare i due personaggi principali, ognuno offuscato da una propria follia personale. Ida da quella dell'amore, Benito (il Duce) da quella del potere. Ce li mostra all'inizio giovani amanti, pieni di sogni e di ideali, durante i moti socialisti tra Milano e Trento. Lui, giornalista e direttore dell'Avanti, lei figlia del sindaco di Sopramonte (in provincia di Trento) proprietaria di un salone di bellezza “alla francese”. Lei, fondamentalmente intellettuale, lui un “medriocre” con la parlantina travolgente votato al potere assoluto. Nei primi venti minuti, il regista piacentino, li spia mentre fanno l'amore con “maschia italica virilità”. Come a sottolineare che la passione che li lega (o meglio la passione che lega lei a lui) passa per gli amplessi rubati, furtivi, corsari, traditori. La fascinazione verso questo uomo avviato ad essere il Duce, è così forte che la convince di offrirgli tutti i suoi soldi per iniziare l'avventura del Popolo d'Italia, giornale che poi divenne organo del partito fascista. Quindi una donna che per questo uomo diede tutta se stessa in nome dell’amore assoluto. Ed fu proprio l’assolutismo a toglierle la dignità di donna, di moglie e di madre. Rimasta incinta di un bimbo, riconosciuto legalmente dal padre, venne poi “ripudiata” ed abbandonata al proprio destino di pazza senza possibilità di avere giustizia. Anche il figlio subì la stessa sorte, morendo ventiseienne, senza aver mai più rivisto la madre, “epurato” perfino del cognome grazie a maneggi d’alta politica.


Una vicenda oscura, tragica, tanto misteriosa quanto crudele. Troppo ghiotta per non essere raccontata, troppo eloquente per la critica ad un regime assolutista. Su questo piano Bellocchio è davvero bravo a far scontrare una piccola storia “personale” con la grande storia italiana. E per farlo usa sapientemente luci ed immagini di repertorio che amplificano il dramma umano di quella donna mai doma nel rivendicare la sua identità. Il sottotesto è chiaro: nulla è più vincente di un regime che ottenebra le menti… Ma più della costruzione scenica, la forza emotiva del film è riposta nella prova superlativa dei due attori principali; Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi (nel doppio ruolo del figlio Benito Albino), che riescono a trasmettere con grande pathos tutta la drammaticità di una storia esemplare di narcisismo, passione e morte, come mai si era visto nel nostro cinema.

Giudizio ****




(Mercoledì 20 Maggio 2009)


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