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Verità nascoste e violenza maschile

Uomini che odiano le donne

Thriller canonico ma riuscito


di Roberto Leggio


Da cosa si valuta un best sellers? Dalle vendite oppure dalla trama accattivante? Spesso è un binomio indissolubile. Nel caso de Uomini che odiano le donne, thriller femminista del trapassato Stieg Larsson (morto prematuramente senza sapere che i suoi tre romanzi legati alla casa editrice Millennium sono diventati un caso letterario senza precedenti), è dato dalla forza dei due protagonisti principali. Un giornalista economista, detective per caso e un’hacker punk tatuata ovunque con un passato di violenze e sopraffazioni. Due universi a se stanti che collimano (o meglio si incontrano) formando una suggestiva coppia anticonvenzionale che ha sancito il successo a dir poco planetario. Era inevitabile che un soggetto del genere venisse riportato al cinema, con tutti gli annessi ed connessi di una riduzione filmica. Un po’ perché il romanzo di Larsson è corposo e molto articolato, un po’ perché, almeno per chi non conosce nulla di questo thriller svedese, è molto difficile seguire la strana alchimia che muove le “avventure” dei due personaggi.


Per mettere d’accordo chiunque, il regista Niels Arden Oplev e i suoi sceneggiatori hanno deciso di puntare più sul realismo della vicenda (cioè limare certe esagerazioni comportamentali dei protagonisti), sconvolgendo in parte la forza del libro. Ne è venuto fuori un canonico thriller nonostante la molta carne al fuoco che la storia metteva sulla graticola. Nel caso di questo episodio (il primo per chi non conosce la trilogia), si racconta l’intrigante mistero legato alla scomparsa di una ragazza avvenuta quarant’anni prima; rampolla di una famiglia di industriali “chiusi” in isolotto fortino, ottima scenografia per molteplici contraddizioni. Grattando nel marcio di Svezia, riporteranno a galla delle verità nascoste tra le pieghe di alcuni nomi cifrati, le “imprese” di un killer seriale di donne, martiri innocenti dell’animalesca violenza dell’uomo. Naturalmente il colpo di scena è a portata di mano e complice la durata eccessiva (152’) il film si beve senza veri sussulti, forse perché gli indizi rivelatori arrivano in momenti topici spesso portati avanti da soluzioni alquanto prevedibili.


In sostanza per essere un prodotto totalmente europeo (svedese per l’appunto) alla fine il risultato va ben oltre le aspettative. Sarebbe quindi interessante sapere come l’avrebbero realizzato delle mega produzioni americane, che pare abbiamo già opzionato un remake con Hilary Swank. Per il momento possiamo solo dire che comunque la forza di questo film (e come accadeva nel romanzo) sta nel nella chimica che si crea tra i due personaggi, resi sullo schermo da Noomi Rapace, attrice quasi esordiente che si è immersa nei panni di Lisbeth Salander in maniera così mimetica da aver messo in ombra Michael Nyqvist, apprezzato attore svedese. Ma non ci preoccupiamo. Egli avrà motivo di farsi rivalutare nei prossimi due film tratti dalla saga (per altro già girati), che usciranno con cadenza annuale. Non ci resta che aspettare…


Giudizio **1/2

Dopo il successo di "Uomini che odiano le donne"
Il fenomeno Millennium trionfa anche al cinema
Tutta la trilogia uscirà sul grande schermo



(Sabato 30 Maggio 2009)


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