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Opera riuscita sul piano dell'intrattenimento

Terminator Salvation

Quarto capitolo della saga creata da Cameron


di Mirko Lomuscio




Orfana dell’ex mister Universo Arnold Schwarzenegger, ormai governatore a tempo pieno, e del suo mentore James Cameron, dedito a rivoluzionare la settima arte col suo prossimo Avatar, la saga di Terminator continua ad andare avanti per fatti suoi, arrivando a questo apocalittico quarto capitolo: Terminator salvation.
Nel 2018 l’uomo sta combattendo una sanguinosa guerra contro le macchine.
Il sistema operativo Skynet crea degli androidi che danno la caccia a tutti gli esseri umani; soprattutto quelli appartenenti alla resistenza guidata dal comandante John Connor (Christian Bale). Quest’ultimo vede incrociare il suo destino con lo sconosciuto Marcus Wright (Sam Worthington), un uomo che viene dal braccio della morte di un carcere, ed insieme metteranno la parola fine su questa disastrosa guerra.
Capitolo annunciato da tempo, Terminator salvation porta la saga di Cameron su scenari post apocalittici degni della trilogia di Mad Max e alza il tasso di spettacolarità con una dose massiccia di effetti speciali, anche se i precedenti film non erano da meno sotto questo punto di vista.



Promosso al timone di regia, McG (Charlie’s angels) si rende conto dell’importanza del materiale a disposizione e riempie il film di inseguimenti e robottoni di ogni dimensione, il tutto per contribuire creativamente all’universo dei Terminator.
Poi si concede qualche citazione e alcuni rimandi agli altri capitoli lasciando spazio anche ad un’apparizione sorpresa di Schwarzenegger stesso, vedere per credere.
Alla fine tutto funziona e Terminator salvation il suo dovere lo fa bene.
Quello che c’è da ridire è che, della serie inventata da Cameron, questo è il segmento più debole e l’idea di voler creare da qui una nuova trilogia (annunciata da tempo dai produttori) non sembra proprio così buona.
Il bello dei primi Terminator era il voler collegare elementi fantasiosi con ambientazioni del presente, ma portare il tutto in epoche futuristiche, durante una guerra contro uno spietato nemico, sembra ripetere stancamente formule create già da serie cinematografiche come il citato Mad Max e Guerre stellari.
Riguardo a questo argomento c’è da rabbrividire per il futuro della saga, ma fin qui possiamo considerarci anche soddisfatti perché Terminator salvation è una riuscita opera di intrattenimento. Forse magari doveva essere sviluppata meglio nei concetti introspettivi che il finale ci presenta, consentendo allo script, scritto da Michael Ferris e John Brancato (gli stessi di Terminator 3-Le macchine ribelli), di elevarsi di fronte alla spettacolarità degli effetti speciali ben resi ma non memorabili (su questo è difficile superare i risultati del secondo capitolo).
In fin dei conti chi ne esce un po’ sacrificato sono gli attori stessi con un Bale (Batman begins) poco in parte, ma a suo modo funzionale, e una Helena Bonham Carter (Fight club) in minima presenza, quindi per questo sprecata. Notevole l’apporto di Worthington (Sotto corte marziale) in un ruolo chiave dell’intero film.
Insomma alla fine Terminator salvation è un’opera riuscita per i suoi intenti spettacolari che, invece di ricordare la nota saga creata da Cameron, ha molto in comune con dei prodotti a basso costo simil Terminator anni ’90, diretti da artigiani che rispondevano al nome di Albert Pyun o Charles Band.

giudizio: * *



(Sabato 13 Giugno 2009)


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