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Look Both Ways – Amori e Disastri

Un film “a flusso di coscienza”

Riflessioni su un affascinante film australiano


di Sandro Russo


Si parlava proprio in questi giorni di “stream of consciousness”, della letteratura “a flusso di coscienza” dei primi del ’900, di cui sono riconosciuti geni innovatori James Joyce e Virginia Woolf. E sul versante cinematografico si ricordava Fellini – tutto Fellini, ma in particolare il suo “Fellini 8 ½” (1963) – la scena in cui Marcello Mastroianni (Guido) e Sandra Milo (la sua amante Carla) sono in camera dopo aver fatto l’amore; lui, girato su un fianco ha preso sonno; lei è seduta sul letto a leggere un fumetto.
Senza soluzione di continuo, la vista si allarga, dal letto a comprendere tutta la stanza d’albergo e oltre a loro due c’è una donna anziana, di spalle, che fa ampi gesti con le braccia; sembra pulire un vetro. Così è, il vetro dà accesso ad un altro scenario: siamo nel mondo del sogno di Guido, che in un ampio spazio all’aperto incontra i suoi genitori.
Perché andare a scomodare Joyce, Virginia Woolf e Fellini, per parlare di un film così lontano nel tempo e nei temi? Perché è un’unica sensibilità quella che - a partire dai geni anticipatori di un’epoca – si è affermata nella letteratura, nella scrittura cinematografica, e anche nel sentire comune. Un corto circuito - o un continuum - tra la realtà e i pensieri; il mondo esterno e le immagini/proiezioni delle proprie ossessioni.


Passa il tempo, e il cinema in parte si ripete, in parte propone un nuovo linguaggio; cerca modalità di espressione nuove. Da Lola corre (1998) di Tom Tykwer a Kill Bill vol. 1 (2003) di Quentin Tarantino c’è stato un interessante inserimento nel cinema dei moduli dalla computer-grafica.
Questo film ne rappresenta un’ulteriore evoluzione, peraltro estremamente funzionale alla trama: i personaggi principali lavorano entrambi sulle immagini. Lui, Nick è fotoreporter e lei – Meryl – fa la disegnatrice, e ha il vezzo di completare le scene che si svolgono sotto i suoi occhi con sue proiezioni fantastiche –invariabilmente catastrofiche. Anche se la realtà non è da meno…

Questo piccolo affascinante film «sulla realtà e sul possibile» è del 2005 e arriva con notevole ritardo sugli schermi italiani, solo grazie alla distribuzione della Fandango. Tutto si svolge nello spazio di un torrido week-end, tra un piccolo numero di personaggi, legati insieme dall’essere stati coinvolti, a vario titolo, in un incidente ferroviario.


E poiché è la natura stessa del film che spinge a fare associazioni con altri due altri film “idealmente” dello stesso genere, ecco che il volto dell’attore protagonista - William McInnes - si sovrappone senza volerlo a quello di Jim Carrey di Eternal sunshine of a spotless mind (“Se mi lasci ti cancello”; 2004) di Michel Gondry; e le fantasie della protagonista femminile - Justine Clarke - alle visioni della scrittrice (Emma Thompson) in Stranger than fiction (“Vero come la finzione”; 2006) di Marc Forster.


Non sto parlando granché della trama, ma non è così importante: parla della vita, così com’è e come indica il cartello nella locandina del film: “Fare attenzione da entrambi i lati”. Anche se da una parte ci sono gli squali e dall’altra il pericolo di andare sotto a un treno...
La vita, vista con gli occhi e la fantasia dei protagonisti e noi spettatori a guardare, dal buco della serratura della macchina da presa, le storie e la forza di esseri umani - nostri simili. Noi stessi - così deboli e così forti, capaci di farci del male da soli ma anche di sostenerci a vicenda nelle difficoltà.

Nei disastri, con amore, si potrebbe dire. Ovvero: “Amori e disastri”. Così che alla fine trova una sua giustificazione anche il vituperato titolo italiano.




Look Both Ways – Amori e Disastri
Origine: Australia, 2005
Regia e sceneggiatura: Sarah Watt
Interpreti: William McInnes, Justine Clarke, Anthony Hayes, Lisa Flanagan, Andrew S. Gilbert, Daniela Farinacci, Sacha Horler, Maggie Dence, Edwin Hodgeman, Andreas Sobik
Fotografia: Ray Argall

Scenografia: Rita Zanchetta
Montaggio: Denise Haratzis 

Suono: Ashley Klose

Musiche: Amanda Brown


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«Il giorno di San Valentino è stato inventato dai fabbricanti di biglietti di auguri per far sì che ognuno si senta proprio come un fesso».



(Mercoledì 1 Luglio 2009)


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