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Un film "storicamente" mediocre di Emilio Martinez- Làzaro

Le 13 rose

Nel cast anche Enrico Lo Verso e Adriano Giannini


di Samuele Luciano


Ci sono dei film che vengono realizzati a sostegno della “memoria”. Si sa, la storia è zeppa di ingiustizie perpetrate in nome della più stolida tirannia contro personaggi candidi e virtuosi. Per questo, quando si gira un film del genere “storico”, non è sufficiente essere agiografici e limitarsi a raccontare i fatti (bastano e avanzano a tal proposito gli ottimi montaggi dell’Istituto Luce). La fiction ha un dovere ulteriore: “l’invenzione”, quella che non confonde, ma rafforza la memoria. Questo è il grande valore aggiunto dei film rispetto ai documentari e va senz’altro riconosciuto a capolavori come Shindler’s list, Il pianista, La scelta di Sophie, per citarne alcuni sulla memoria della Shoah. Non è il caso invece del film tutto Made in Spain del 64enne Emilio Martinez- Làzaro, regista di pellicole (si fa per dire) indimenticabili come L’ultima notte di Lulù e L’ultimo vampiro…



Con Le 13 rose Lazaro tenta di narrare la storia di 13 giovani donne che vennero giustiziate durante la dominazione fascista di Franco in Spagna. I motivi della loro repressione sono banali come quello di non avere una religione, o di essere comunista o peggio ancora di non alzare la mano destra per il romano saluto. Il punto è proprio questo: se si costruisce una sceneggiatura partendo solo da queste assurdità (pur realmente accadute) si rischiano effetti comici involontari, o di realizzare un film superficiale su un tema agghiacciante. Sviscerando il film la preoccupazione del regista sembra innanzitutto quella di presentarci tutte e 13 le rose. Ora, se si pensa che a Spielberg sono occorse 3 ore per emozionarci con le sfumature del solo Oskar Shindler immaginiamo quanta pellicola occorrerebbe per presentarci 13 personaggi di altrettanto spessore. Tuttavia Lazaro si accontenta di 1 ora e mezza e di fatto ci presenta più che 13 rose un unico mazzo di rose inodori. Franco, Mussolini, Hitler hanno commesso crimini indicibili e tanti sono gli innocenti ingoiati dal passato, ma per ricordarli bisogna essere incisivi e non solo descrittivi. A poco serve il contributo di qualche attore nostrano che ce la mette tutta per caratterizzare i frugali dialoghi che concede il regista. Torna al cinema Enrico Lo Verso, nei panni di un musicista “rosso”, ma si doppia malissimo. Per non parlare di Adriano Giannini che evita i baffetti del papà, ma non sa andare oltre una sua pallida imitazione. Il poco tempo a loro disposizione e i dialoghi scarni fanno scivolare un po’ tutti i personaggi nella macchietta.
Non si sa quanta storia gli altri ricorderanno grazie a questo film, ma di sicuro i fan di Veronica Sanchez non scorderanno facilmente il suo nudo integrale.

giudizio: *








(Martedì 25 Agosto 2009)


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