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Noir grottesco in bilico tra ironia e violenza

Il Cattivo Tenente – Ultima chiamata New Orleans

La “falsa” redenzione di un tenente dal cuore impuro


di Roberto Leggio


Nell'immaginario collettivo, il Cattivo Tenente è un tipo tosto. Sfrontato, violento, eroinomane, corrotto e autodistruttivo. Un tizio da tenersi alla lontana, diviso tra dannazione e santità. Una personalità complessa, spinta da istinti “primordiali”, atta a sopravvivere solo per cercare una forma di “irrazionale” redenzione. O Maledizione. Harvey Keitel nel prototipo, incarnò il personaggio in maniera “animalesca”, (dis)umana nella sua depravata fragilità. Il regista era Abel Ferrara ed il film uno dei suoi più riusciti. Ai giorni nostri, la materia iperealistica è trattata da Werner Herzog, autore di film alieni (ed alienanti), che riprende il Cattivo Tenente e ne trae una sorta di remake, che tanto rifacimento non è. Sposta l'azione da New York in una New Orleans martoriata dall'uragano Katrina(almeno all'inizio, poi però se lo scorda), e sostituisce Keitel con un Nicolas Cage dallo sguardo allucinato e spalle cadenti. All'inizio il tenente ancora non lo è. Lo diventerà dopo aver salvato un prigioniero che rischia di annegare in una cella invasa dalle acque. Durante l'operazione subisce un grave infortunio alla schiena e da quel momento diventa dipendente dalla cocaina.


Rimesso in servizio si trova a dover risolvere il caso di una famiglia di immigrati africani, sterminata da un potente boss della droga. Coscio di avere tra le mani il biglietto per una “redenzione”, devastato com'è dai propri fantasmi e dai debiti di gioco (nonché dai piaceri della droga), il protagonista infila una spirale infernale tra omucoli picchiatori di prostitute (la sua ragazza Eva Mendes), scagnozzi mafiosi da operetta e naturalmente i cattivi, con i quali si alleerà per estorcere una prova per mandarli in galera. Nel contorto universo morale (?) il film si chiude in maniera fiabesca, dove alcuni vivranno felici e contenti ed il cattivo tenente (promosso a capitano), all'insaputa di tutti, tirerà ancora la coca. A conti fatti Herzog costruisce un noir grottesco sempre in bilico tra ironia e ferocia, forse più americano di quanto non siano stati i suoi film europei più radicali. Il confronto con quello di Ferrara è praticamente impossibile, in quanto, l'originale era davvero una discesa all'inferno, mentre in questo caso la deriva umana è data dalle scene allucinatorie del protagonista che vede iguane, coccodrilli e una tanta realtà sghemba. Così si resta un po' destabilizzati nel capire se questo Cattivo Tenente sia un disarmate capolavoro, oppure una egregia parodia. Ma detrattori o meno, si resta impressionati dall'immedesimazione di Nicolas Cage, per una volta davvero convincente.

Giudizio **1/2



(Venerdì 11 Settembre 2009)


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